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Progetto n. K
129
Per sostenere il progetto
LE SCUOLE DI Padre NOÉ
Villaggio di Hwari – Shan – MYANMAR (Ex Birmania)
Myanmar
occupa un’area di 676.577 Kmq. In gran parte
montagnosa.
Il territorio
si estende fra l’altopiano del Tibet e la
penisola di Malacca, circondato a est, nord
e ovest da montagne che delimitano una valle
centrale, solcata dai fiumi Irrawaddy,
Sittang e Salween. Qui si concentrano le
risaie e la maggioranza della popolazione.
Il clima è
tropicale, con piogge monsoniche fra maggio
e ottobre. Buona parte della vegetazione è
costituita da foreste pluviali, ma la
deforestazione ha purtroppo distrutto i due
terzi della vegetazione tropicale.
Si stima che
la popolazione si aggiri intorno ai 50
milioni suddivisa in numerose etnie molto
diverse fra loro e di cui il gruppo Birmano
rappresenta la maggioranza (69%).
Il territorio
è un’unione di 7 Stati e 7 Divisioni
amministrative, con un gran numero di
suddivisioni etniche.
Il moderno
Stato ha ereditato la propria compagine
politica dalla precedente era coloniale che
aveva imposto una provvisoria coesione tra
le differenti etnie.
L’Unione
venne ufficialmente proclamata il 4 gennaio
1948, dando parallelamente vita ad un lento
processo alla ricerca di un equilibrio di
forze all’interno dell’ampio mosaico di
popoli.
La
capitale è Yangon (ca. 5 milioni di
abitanti)
Religione:
Buddista (89%), Cristiana (4,9%), Musulmana
(3,8%)
Lo Stato
Shan, uno degli Stati della federazione
del Myanmar, che prima del 1992 si
chiamava ancora Birmania, è situato nella
regione del Nord-Est del Paese. E’ famoso
oltre che per le attrazioni turistiche anche
per la produzione del papavero da oppio che
viene coltivato sugli altipiani dalla
popolazione locale.
Gli interessi
economici e politici legati a tale
coltivazione sono enormi. Questa situazione
porta nel complesso ad una forte instabilità
nella regione, dovuta anche alla presenza di
formazioni armate che solo da poco hanno
firmato una tregua con il Governo centrale.
A
questo, bisogna aggiungere le forti tensioni
etniche esistenti fra il Governo di gestito in maggioranza da personalità di
origine birmana e le varie etnie locali Shan,
Karen, Kayan, Kayaw, Monaw, Yinbaw, che fin
dai tempi dell’indipendenza dal governo
britannico, rivendicano un maggiore grado di
autonomia.
Questa
insicurezza limita lo sviluppo sociale ed
economico, oltre che alcune libertà
fondamentali, delle popolazioni locali.
E’ vero che
negli anni 1994-1995, e successivamente nel
2000, diversi gruppi armati hanno firmato
degli accordi di pace col governo centrale.
Tuttavia alcuni gruppi sono già tornati alla
clandestinità nella giungla, e oggi stanno
ancora combattendo contro il governo, a
causa del non rispetto di alcune importanti
clausole concordate negli accordi firmati.
Peraltro in
questi anni sono in atto degli sforzi
altalenanti per trovare una soluzione che,
al momento, sembra ancora non così vicina.
Per superare
questa situazione il Governo centrale ha
richiesto ed accettato la collaborazione
delle Associazioni private birmane e delle
Organizzazioni non Governative straniere per
avviare iniziative nei diversi settori socio
economici ed educativi, al fine di
migliorare le condizioni generali della
popolazione e, nello stesso tempo, sostenere
il cammino di pace.
Il progetto:
Da una
lettera di padre Noè:
“Il villaggio
di Hwari, si trova a circa 200 Km da
Taunggyi, nello stato Shan al nord della
Birmania, che dal 1992 si chiama Myanmar.
E’ abitato da
gente della etnia Kajan, famosa per le
“donne giraffa” perché per abbellirsi
mettevano molti cerchi di ottone attorno al
collo causando un allungamento a volte
sproporzionato. Ma a loro piaceva così !!.
Questa usanza ha dato origine anche
all’appellativo del sottogruppo etnico dei “Phadaung”,
cioè “gente selvaggia”. Infatti è gente
fiera e combattiva, che non si lascia
mettere la testa sotto i piedi degli altri.
Adesso questa
tradizione non è più permessa perché causava
anche degli inconvenienti di tipo fisico.
Hwari è un
grosso villaggio di circa 1500 persone,
tutti contadini e coltivatori di riso.
Il riso
infatti è l’alimento base assieme alle
patate che sono state introdotte dai
Missionari del PIME 100 anni fa , ed hanno
trovato un buon terreno in cui crescere ed
adattarsi.
Buoi, bufali,
e maiali sono gli animali della zona. Nessun
segno di vita industriale, quindi povertà
assoluta, ma se non ci sono carestie e piove
normalmente, tutti hanno lo stretto
necessario per vivere.
Fino a qualche
decennio fa il lavoro stagionale consisteva
nell’andare in foresta a tagliare qualche
grande albero di teak e poi venderlo per
avere un po’ di soldi. Adesso non è più
possibile e quindi questa gente ha ancora
meno possibilità per migliorare il tenore di
vita.
Anche l’acqua
è un problema. Il terreno è come un
“gruviera” ed assomiglia al territorio del
Carso in Friuli: non trattiene l’acqua, se
non dove c’è qualche zona argillosa. Allora
si fanno dei piccoli laghetti artificiali o
si utilizza qualche bidone.
I Missionari
hanno introdotto l’uso delle cisterne in
cemento, ma non sono sufficienti e,
soprattutto, costano molto e poche famiglie
possono permettersi delle cisterne di
dimensioni sufficienti per tutto l’anno.
Di luce
elettrica neppure se ne parla, quindi
nessuna comunicazione con il resto del
mondo.
La Missione si
è attrezzata con un generatore che viene
utilizzato per le occasioni importanti per
la Chiesa o per la popolazione in generale.
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Padre Noè |
L’Ospedale più
vicino è a 35 Km a Loikaw, capitale dello
stato Kajah, che confina con lo stato Shan.
Anche il primo
mercato importante è a circa due giorni a
piedi, in macchina o in moto si impiega
circa 3 ore per le pessime condizioni delle
strade, e viene fatto una volta la
settimana.
La situazione
politica ha complicato maggiormente la vita
già difficile della gente. La zona fu
infestata dalla guerriglia fino al 1995 e
l’esercito governativo non è mai riuscito ad
entrare. Quindi, per ripicca, non permetteva
a nessun altro di farlo.
Era stata
costituita una “zona nera” che consisteva in
un territorio sotto controllo dei ribelli e
che era circondato dalle truppe governative
che impedivano l’accesso “ufficiale” a
tutto, persone e merci.
Pensavano di
stroncare la ribellione, ma ci voleva ben
altro! Nel 1996 hanno finito per firmare un
armistizio che ha allentato le maglie dei
controlli, lasciando ai paramilitari Kariani
il controllo del territorio.
Questa
situazione anomala ha avuto una ricaduta
negativa soprattutto sul piano educativo in
quanto le scuole, in una situazione
prolungata di guerriglia, non hanno potuto
funzionare bene.
Per questo
circa il 70 % della popolazione è
considerata analfabeta. Fino a pochi anni fa
non esisteva nei villaggi alcuna scuola.
L’unica che ha sempre funzionato da 50 anni
ad oggi è quella di Hwari, fondata dai
Missionari e diretta da alcune Suore della
Riparazione.
Ora anche i
piccoli villaggi cercano di costruire la
loro scuola, magari in bambù e con il tetto
di foglie. Hanno voglia di imparare e di non
restare indietro. I più dotati vengono poi a
Hwari per frequentare le scuole medie.
Queste “scuole superiori” sono iniziate sei
anni fa e con quest’anno si è arrivati alla
“decima classe”, cioè al completo secondo i
sistemi locali.
Certamente
questo è un segno di progresso, ma essendo
l’unica scuola media ha creato pure delle
difficoltà per le scuole primarie. Infatti
c’è una aspettativa da parte delle famiglie
e dei ragazzi che non può essere
corrisposta.
Essendoci pochi posti e tanti pretendenti
ogni tanto succede qualche complicazione.
In questa situazione di “paese in sviluppo”
la Missione vuole continuare nel sostegno
all’educazione dei ragazzi e giovani
aiutando a costruire altre due scuole: una
elementare e una media.
Le dimensioni sono quelle indicate dallo
standard del Governo e corrispondono ad una
lunghezza di circa 50 m x 6 m per
complessive 6 aule e due uffici. Ogni aula
accoglierà dai 50 ai 70 alunni quando sono
un po’ grandi. Se sono piccoli molti di più
(anche 100 e oltre).
Costruendole in mattoni e pietre, ma
facendosi aiutare per la manodopera dalla
gente locale, credo che potrebbero costare
ciascuna intorno ai 15.000 Euro.
Poi ci dovremmo mettere i banchi,le
cattedre, le lavagne, qualche armadio per
gli uffici e libri e quaderni. Facendo il
tutto con parsimonia ed economia dovremmo
superare appena i 20.000 Euro per ciascuna
scuola e potremmo dare la possibilità a
qualche centinaio di ragazzi e ragazze di
iniziare e continuare una istruzione così
necessaria e utile anche sulle montagne di
questa terra.
So che vi domando un grosso sforzo, ma alla
mia età di 86 anni suonati e con una barba
da patriarca, non ho altre possibilità che
chiedere a voi di dare una mano. Siate
sicuri che il buon Dio vi ricompenserà con
tanta gioia e serenità perché quello che
fate donando non è mai perso. Da parte mia,
anche se non posso muovermi molto a causa
delle mie deboli gambe, vi prometto che
seguirò con occhio vigile le costruzioni in
modo che queste scuole diventino un segno di
amicizia e fratellanza tra figli dello
stesso Padre.
P. Paolo Noè “
Obiettivi:
E’ importante
sottolineare quanto l’istruzione, sia
formale che informale, sia uno strumento
estremamente prezioso per i bambini ed i
giovani delle zone interessate dal progetto.
Un buon
livello di istruzione consente loro di
comprendere meglio la realtà che vivono e di
poter incidere su di essa senza subirla
passivamente.
Considerando
la povertà e l’isolamento geografico di
questa regione, di cui anche lo Stato
centrale tende a dimenticarsi, data la
scarsità di fondi a disposizione
dell’istruzione e della salute di base,
diventa ancora più indispensabile questo
intervento. Ci sostiene in questo sforzo
congiunto la consapevolezza che i suoi
frutti non si esauriranno nel breve spazio
di un progetto e che esso contribuisce
realmente ed in tempi brevi a migliorare la
vita dei bambini e delle comunità
interessate.
Beneficiari:
La scuole
saranno frequentate da qualche centinaio di
studenti provenienti non solo da Hwari, ma
anche da altri
villaggi vicini, beneficiati dal progetto.
Preventivo dei costi:
Si prevede la costruzione di due edifici
uguali, nel rispetto degli standard di
Governo che prevedono una lunghezza
di ca. 50 m. x 6 e comprendono: 3 aule, 1
ufficio e servizi igienici:
|
Scuola
Elementare |
Euro |
|
Costruzione edificio: 3 aule, 1 ufficio e servizi igienici
|
15.000 |
|
Arredamento scuola elementare (banchi, cattedre, lavagne, armadi…..) |
5.000 |
|
Testi scolastici, matite e quaderni |
1.000 |
|
|
21.000 |
|
Contributo 8% per spese di gestione e viaggi: |
1.800 |
|
Totale costo scuola elementare |
22.800 |
|
|
|
Scuola
Media |
|
|
Costruzione edificio: 3 aule, 1 ufficio e servizi igienici |
15.000 |
|
Arredamento scuola elementare (banchi, cattedre, lavagne…..) |
5.000 |
|
Testi scolastici, matite
e quaderni |
1.500 |
|
|
21.500 |
|
Contributo 8% per spese di gestione e viaggi: |
1.870 |
|
Totale costo scuola
media |
23.370 |
|
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Responsabile del progetto è padre Paolo NOE’, missionario del Pime in Myanmar dal 1948
Per richiedere ulteriori informazioni, è
possibile contattare l’Ufficio Aiuto
Missioni del PIME (tel. 02 438201 e-mail:
progetti@pimemilano.com , o visitare il
sito
www.pimemilano.com
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Per
sostenere il progetto, si prega
di citare sempre nella causale
il numero d’identificazione K
129, tramite:
-
c/c postale n. 39208202
intestato a PIMEDIT Onlus
Via Mosè Bianchi, 94 – 20148
MILANO
-
Assegno Bancario o
Circolare, oppure Vaglia
Postale a PIMEDIT Onlus,
sempre al ns. indirizzo
-
Bonifico Bancario sul c/c
5733 intestato a PIMEdit
Onlus Via Mosè Bianchi, 94
MILANO – presso:
Credito Artigiano Sede, P.za
S. Fedele, Milano (ABI 3512,
CAB 01601, CIN N), inviando
poi copia dell’avvenuto
Bonifico via fax al n. 02
4695193, o informando via e.mail
a:
uam@pimemilano.com
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Il
P.I.M.E., dal 1850, anno della
sua fondazione, è una garanzia
di serietà e di impegno a favore
delle popolazioni più povere del
Sud del mondo.
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