Bissau, Guinea Bissau - Pasqua 2008
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Con i bambini di un villaggio dove ho
lavorato per anni (Kambedjo) |
Carissimi amici,
avvicinandosi la pasqua desidero
esservi vicino e condividere qualcosa che sto
vivendo in questo primo periodo in Guinea. Terminata
ormai la fase di riadattamento, mentre ancora ricevo
visite di amici e persone che ho conosciuto negli
anni scorsi a Mansoa (sono sempre un dono e una
gioia), mi sto ormai inserendo nella mia nuova
Missione: la comunicazione sociale a servizio
dell’evangelizzazione e dello sviluppo, e insieme le
molte attività nella parrocchia di Fatima in Bissau.
Adattarmi alla vita caotica di Bissau
non è facile: apparentemente ci sono quasi tutti gli
inconvenienti della vita di una città europea, e
quasi nessuno dei suoi benefici. Ma so che non sarà
così. Insieme agli enormi problemi, intuisco che ci
sono potenzialità enormi. C’è un mondo giovanile
enorme (il 60 % della popolazione ha meno di 16
anni) che è in fermento, teso alla novità e al
cambiamento; spesso questo cambiamento è imitazione
di ciò che viene da fuori, di quei falsi valori
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Con alcuni giovani della Radio |
che la società Occidentale semina a
larghe mani per il mondo (semina anche valori buoni,
s’intende). Ma c’è anche un sano desiderio di
novità, di sapere e apprendere, una sete di
formazione in tutti gli ambiti. Non c’è ragazzo o
ragazza che non desideri studiare, avere una
formazione, nella speranza di trovare un lavoro
degno, che lo faccia uscire dalla sola lotta della
sopravvivenza. È un potenziale da valorizzare. E
questo vale anche nel campo religioso; rimango
stupito nel vedere così tanta gente venire in
chiesa, affollare la via crucis con un
coinvolgimento grande, partecipare ai ritiri o a
incontri formativi. Non ho mai confessato così tanti
giovani in vita mia! Come valorizzare questo
potenziale? Come fare di queste persone veri agenti
di trasformazione verso una Chiesa e una società che
sappia dare risposte autentiche ai tanti bisogni e
alle tante (troppe) situazioni di ingiustizia e
miseria? È una domanda che ritorna spesso nella mia
mente e nella mia preghiera.
In questa situazione la missione
della Radio è importantissima. Mentre stiamo
preparando gli studi per l’arrivo del materiale che
ci permetterà di trasmettere a livello nazionale,
sto facendo molti incontri sia con i collaboratori
della radio, che con le varie forze della Chiesa e
organizzazioni che possono collaborare: educare alla
pace, al bene comune, alla giustizia e
responsabilità sono obbiettivi grandi ma urgenti per
la nostra radio Sol Mansi. Molta è l’attesa tra la
gente e tra i
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Nella nuova parrocchia di Fatima,
all’ingresso della Messa della domenica delle Palme |
missionari; gli stessi vescovi sono i
primi a interessarsi e collaborare nella riflessione
per crescere verso una radio che sappia essere una
Voce di Pace e di Bene per la gente. Anche qui mi
faccio delle domande: come parlare di Gesù e
trasmettere il suo messaggio straordinario e Nuovo a
così tanta gente che mai ne ha sentito parlare? In
effetti, la radio sarà per molta gente il primo
“missionario” che entrerà nella sua casa. Come
favorire il dialogo tra le religioni e la positiva
convivenza tra etnie diverse? I fatti che stanno
sconvolgendo altre parti dell’Africa e del mondo, ci
dicono quanto è importante educare al dialogo per
prevenire possibili conflitti. Come trasmettere i
grandi valori cristiani e civili, in una società che
riceve tantissimi messaggi violenti, illusori, e
dannosi (invasione della droga e crescita della
criminalità)? Come sostenere le famiglie nel
difficile compito educativo in una società che
cambia troppo in fretta (anche in Guinea è così).
Come vedete tante domande. Questo è
un dono, oltre che una fatica. Un dono, perché porsi
delle domande obbliga a riflettere, pregare,
scambiarsi idee, e impedisce di sedersi nel ripetere
le cose che si sono sempre fatte.
Sento il bisogno di stare con la
gente, e ascoltare la loro vita quotidiana, le
fatiche e le speranze, i tentativi di risposta: solo
una Chiesa che cammina con la gente può far
scaturire dal Vangelo la forza inesauribile che ha,
oggi e sempre. Quanto è attuale la vita di Gesù nel
contesto della Guinea! E quanto la sentivo attuale
quando ero in Italia. Solo la nostra poca fede e la
fretta possono farci pensare che ormai il Vangelo è
qualcosa di superato o in crisi: superata è la
nostra superficialità, ma Gesù che si fa povero e
ama i poveri e i malati, Gesù che perdona anche
dalle situazioni più scandalose e rompe gli schemi
sociali che giudicano e escludono, Gesù che di
fronte al potere non si vende ma muore per affermare
l’Amore e la libertà di ogni figlio di Dio, non sono
una novità che siamo ancora lontani dal comprendere
e vivere? Per questo Gesù, che conosco e amo ancora
troppo poco, sento che vale la pena dare la vita, e
che vale la pena essere tornato in Guinea, dove
sapevo di trovare tante difficoltà, ma anche una
grande missione.
Vi confesso che il ritorno dopo anni
a Milano non è stato facile, mi è costato, sia dal
punto di vista affettivo (alla famiglia e agli amici
ci tengo molto e mi mancano) che dal punto di vista
della vita: tante sicurezze non ci sono più, tante
comodità, e soprattutto il tornare a vivere in una
cultura che non è la mia, anche se un po’ la conosco
e mi immergo ogni giorno. Ma questa fatica ha un
senso, e ne vale la pena.
Ora vi saluto e vi penso, in questa
Pasqua per me così diversa: non a Canegrate come
negli ultimi anni, non a Mansoa come nei tanti anni
precedenti; ma è sempre la gioia di lasciarsi
rinnovare dal Mistero dell’amore di Dio, e di farlo
con nuovi fratelli e sorelle che pian piano imparerò
ad amare, e ai quali mi legherò nell’amicizia.
A ciascuno di voi e alle vostre
famiglie, un augurio che la Pasqua sia davvero
passaggio verso una vita più autentica, quella che
Gesù ci ha mostrato donandoci la sua vita.
Con amicizia e
riconoscenza
p. Davide
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