Prey Veng, Cambogia
9 aprile 2005,
domenica delle Palme
“
(...) Ed é questo che vuoi,
soltanto questo in cambio dell’infinito amore:
che
io soffra l’amor tuo,
che
me lo porti come piaga profonda
e
non la curi”. (Elena Bono, I galli notturni, p. 77)
Ci
vuole tempo per capire la Pasqua di Gesú e ci vuole
tempo per capire il gesto di Giuda che vende Dio per
denaro. Quest’oggi, domenica delle palme, ho
ascoltato la Passione secondo Marco per tre volte:
due volte in lingua vietnamita ed una in lingua
khmer. Mentre leggevano il testo in lingua
vietnamita, riuscivo ad acchiappare solo i nomi:
Gesú, Pilato, Giuda Iscariota, Pietro, ecc. perché,
per quanto sia una lingua a me sconosciuta, i nomi
propri dei vari personaggi evangelici sono sempre
gli stessi... in tutte le lingue. E man mano che
comparivano, mi soffermavo a pensarli, piú o meno
vicini a Gesú. Come Giuda cosí vicino eppure cosí
lontano... Presto mi sono accorto che stavo
indugiando sulla figura di Giuda perché cominciava a
gettare luce su una vicenda umana incontrata qualche
giorno prima. Stavo parlando con un amico monaco
buddista, nel villaggio dove i ragazzi di Giovani e
Missione l’estate scorsa hanno insegnato inglese, e
si sentivano musiche a morto provenire da una zona
del villaggio. Ho chiesto all’amico di chi si
trattasse. Ha cominciato a raccontarmi la storia di
questa ragazza, morta a Phnom Penh qualche giorno
prima e rientrata a casa per la sepoltura. Aveva 24
anni e da 10 lavorava nella capitale dopo che il
padre l’aveva venduta ad uno dei tanti luoghi di
prostituzione. Dicono sia la povertá che fa queste
cose. Da quel momento sono rimasto “sospeso” per
alcuni giorni, a pensare, a pregare, a cercare...
fino al giorno dell’ingresso di Gesú a Gerusalemme,
poi la pagina di Marco e Dio venduto...
Da
sempre l’uomo fa commercio dell’uomo. É
un’usanza che anche Dio ha dovuto accettare. Ma la
speranza comincia li, a Gerusalemme, dal commercio
di Giuda. É una vicenda tutta cristiana perché tutta
di Cristo. Non vi é altra religione, credenza,
visione, nella quale Dio cerchi in modo cosí
ostinato una tale comunione di destini. Venduto con
chi é venduto, usato con chi é usato, per riscattare
vite diminuite dal vizio di altri. Qui,
Cristo é necessario ed é necessario che la piccola
Chiesa di Prey Veng celebri la Pasqua perché si
possa udire la storia del commercio di Giuda. E
dentro quella storia, la comunione di Cristo con
quella ragazza di quel villaggio, che, per un
istante diventa come Gerusalemme, “campo di nozze
tra Dio e l’umanitá”. La Chiesa qui é necessaria
non appena alla salvezza, la Chiesa é necessaria
perché senza la Chiesa non c’é memoria di Cristo,
del suo sguardo, della sua Passione e della
comunione di destini che solo Dio sa creare...
Non vi
sono dubbi sul fatto che il Buddismo “insegna una
via per la quale gli uomini, con cuore
devoto e confidente, siano capaci di acquistare
lo stato di liberazione perfetta o di pervenire allo
stato di illuminazione suprema” (Nostra Aetate, n.
2), ma ció che qui rimane necessario é la “memoria
Iesu”. Questa é la ragione per cui sono a Prey Veng.
E da qui non mi muovo, anche se só e rispetto
l’amico monaco che, lo sento, ha “un cuore devoto
e confidente”.
Saltando
da una pagoda all’altra, continuo la mia riflessione
sul senso della Missione della Chiesa lasciandomi
provocare, ferire, stupire, affascinare, dalla vita
che accade attorno.
Cresce
la stima, ma anche la voglia di cambiare un pó le
cose. Cresce il rispetto per quello che il Buddismo
dice, ma anche la nostalgia per quello che il
Buddismo non dice... e che il commercio di Giuda
mette in luce: la Passione, l’attaccamento al
destino di ogni persona, l’eros di Dio, come
dice Benedetto XVI al n. 10 della sua lettera
enciclica, Deus Caritas Est. Che modo
meraviglioso ha usato il Papa per riaffermare la
singolaritá della rivelazione cristiana! Dove é
altrimenti ritracciabile questa Passione se non
nello sguardo del Crocifisso, dove é altrimenti
guarito il mio desiderio, il mio attaccamento, se
non nella comunione con Lui? Io non voglio smettere
di desiderare la vita e non voglio smettere di
essere attaccato alle persone e al loro destino, ma
vorrei poterlo fare nella Veritá. Vorrei poterlo
fare come Cristo che non si é sottratto alla densitá
e alla complessitá delle “fondamentali relazioni
vitali dell’esistere umano” (Deus
caritas est, n. 7).
Sono
come un cantiere sempre aperto, in costruzione... Un
pó mi aiuta questa terra in cui vivo, un pó mi aiuta
il Papa con le sue sorprese, un pó mi aiuta la
Chiesa a cui appartengo, con il vescovo e i fedeli,
e un pó mi aiuta quella ragazza, morta
prematuramente per il capriccio di altri.
Dopo il
capodanno Khmer (13-14-15 aprile) cominciano i
lavori per la costruzione della scuola elementare.
Il progetto é possibile perché dall’11 giugno 1995,
giorno della mia prima messa, ho cominciato a
mettere da parte tutto quello che i tanti amici,
concittadini e fedeli delle varie parrocchie che ho
visitato o nelle quali ho vissuto per brevi periodi,
mi hanno dato. A tutti la mia piú profonda
riconoscenza, implorando anche l’intercessione dal
Cielo di chi ci ha preceduti, per la buona riuscita
del progetto.
Mi
affido in particolare a Rosetta di Imbersago,
mancata 14 anni fa, perché quand’ero seminarista si
preoccupava sempre che mangiassi a sufficenza (!) e
poi a Matteo di Lissone, perché mancato troppo
presto. Spero capiate che non si tratta di indebite
preferenze, ma é solo per dire che il tempo non
cancella niente anzi, tutto rimane nella memoria,
senza distanze e senza tempo, per la maggior gloria
di Dio!
Dobbiamo
essere “memoria Iesu”. Cristo é necessario non
appena alla salvezza, Cristo é necessario alla
Bellezza. La Bellezza di quella ragazza alla quale,
per fede, credo verrá presto restituita la sua
dignitá di figlia, creatura stupenda di Dio Padre.
Cosí sia.
Un
saluto e un augurio di buona Pasqua alla comunitá di
Somma, i sacerdoti, particolarmente don Michele, le
comunitá di Lissone e Imbersago, i compagni di Messa
e tutti quanti ho avuto modo di incontrare negli
anni in Italia.
Ciao,
padre
Alberto Caccaro