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Visita in Bangladesh di Mons. Diego Coletti, Vescovo di Como

 Febbraio 2009

 

" Come sono belli

i piedi

del messaggero

di lieti annunzi

che annunzia

la pace,

messaggero di bene

che annunzia

la salvezza..." 

 

Is.52,7

 

 

1) Il Bangladesh è un paese del sub-continente indiano (Asia meridionale) grande più o meno come metà Italia ma con una popolazione che ammonta probabilmente (non c'è un’anagrafe vera e propria) a circa 160 milioni di abitanti. Il Bangladesh è una nazione indipendente dal 1971, anno della guerra di liberazione. Fino a quell'anno era la parte orientale del Pakistan, paese che, insieme all'India, aveva ottenuto l'indipendenza dall'Inghilterra nel 1947.

 

La divisione tra Pakistan e India è stata fatta su base religiosa: il Pakistan, a maggioranza islamica, e l'India a maggioranza Indù. Ovviamente ci fu anche un esodo massiccio di musulmani e di Indù con gravi incidenti che provocarono la morte di centinaia di migliaia di persone da ambo le parti. L'indipendenza invece del Bangladesh dal Pakistan ha radici che risalgono agli anni 1948-52, quando ci fu un movimento di intellettuali Bengalesi che furono uccisi perché si erano opposti all'imposizione della lingua Urdu nel Pakistan orientale, poi divenuto Bangladesh. L'indipendenza politica fu ottenuta nel 1971 in una guerra nella quale l'intervento dell'India contro il Pakistan fu decisivo. La guerra ebbe un costo umano grandissimo: almeno tre milioni di morti.

 

I cristiani in Bangladesh sono circa lo 0.5%, di cui più di metà cattolici. Le cifre ufficiali più recenti parlano di circa 400.000 cattolici distribuiti in 6 diocesi. C'è un 7-8% di Indù e il resto sono musulmani. Il forte attaccamento alle proprie radici culturali e linguistiche del popolo bengalese e il fatto che la prima islamizzazione del paese è avvenuta per opera di Sufi, maestri musulmani con un forte afflato spirituale, contribuisce ad un certo addolcimento dell'islam. È in atto, purtroppo, una seconda islamizzazione ad opera soprattutto dell'Arabia Saudita, che invece esporta un Islam conservatore e legalista. Ancora oggi si pensa che più di metà dei musulmani si identificano in qualche modo con l'islam più spirituale sufi.

 

La Chiesa è conosciuta e apprezzata per il suo servizio educativo, sanitario e sociale, che è rivolto a tutti, a prescindere dalla fede. Come nel resto dell'Asia, si può senz'altro dire che la Chiesa ha un'influenza molto maggiore rispetto all'esiguo numero di fedeli. La classe media e gli intellettuali del paese passano generalmente nelle nostre scuole e colleges. Oltre che a questo tipo di attività rivolte a tutti, in Bangladesh la Chiesa sta crescendo di numero grazie alle conversioni soprattutto tra le popolazioni indigene e di bassa casta Indù. Le conversioni tra i tribali stanno portando, almeno in alcune diocesi, ad una graduale tribalizzazione della chiesa, del clero e dei consacrati. Abbiamo già un vescovo tribale Mandi a Mymensingh e probabilmente ne avremo altri nei prossimi anni. Invece la comunità Bengalese proviene in gran parte dalla conversione avvenuta 400 anni fa, grazie all'arrivo dei Portoghesi a Chittagong. C'è una certa sensibilità ecumenica. Si collabora a vari livelli tra cristiani. Ci sono anche tentativi di dialogo con i musulmani e i membri di altre fedi. Soprattutto a livello intellettuale e con musulmani moderati il dialogo è possibile. Ci sono poi varie forme di collaborazione, come dicevo sopra, più che insieme a loro, per loro: scuole, colleges, dispensari, ospedali, centri per disabili e per tossicodipendenti, ecc.  

 

2) Il Bangladesh è una democrazia. Una democrazia giovane, ma che, come hanno mostrato le ultime elezioni politiche, è anche capace di maturità e di scelte lungimiranti. Le risorse sono poche, anche se sembra ci siano giacimenti di gas e di minerali nel sottosuolo. L'attività' principale è l'agricoltura, che negli ultimi anni si è industrializzata e razionalizzata. Il 75% delle esportazioni proviene dall'industria tessile. Come nella vicina India e Cina, tanti industriali vengono ad investire per i bassi costi di produzione e di mano d'opera. Il 50% della popolazione è ancora oggi illetterata. C'è una buona classe media che sta relativamente bene e una piccola minoranza molto ricca. La disparità sociale, la mancanza di lavoro o la sua precarietà, uniti alla crisi finanziaria e alimentare che affligge un po' tutti e alcuni paesi dell'Asia in particolare, non fanno presagire per il meglio. In Asia si prevede, a seguito della crisi internazionale, la perdita di più di 20 milioni di posti di lavoro!

 

3) I missionari italiani in Bangladesh sono circa un'ottantina: del PIME, Saveriani, e poi di varie congregazioni femminili, tra cui le suore dell'Immacolata e quelle di Maria Bambina.

 

Quelli di Como in Bangladesh sono:

 

P. Arturo Speziale, PIME, di Sirta (Sondrio):

lavora a 50 Km da Dhaka, la capitale,

dove gestisce un ostello e delle scuole per i bambini poveri e di bassa casta.

 

P. Abbiati Giovanni di Sondrio, Saveriano, 

fratello di don Francesco Abbiati, parroco di Albosaggia:

lavora nella città di Khulna con i bambini di strada

e segue da molti anni le cooperative delle donne dei villaggi

della zona che esportano i loro prodotti artigianali anche in Italia,

dove una cooperativa di Sondrio, la "Sir John", provvede alla vendita.

 

Suor Assunta Giacomelli di Isolaccia, suora dell'Immacolata (PIME),

sorella di P. Sandro Giacomelli, PIME, morto un anno fa

in Bangladesh di incidente stradale:

È nella casa delle suore alla periferia di Dhaka

e collabora con le attività della Parrocchia del PIME di Mirpur.

 

Alberto Malinverno di Camnago Volta (Como),

ingegnere, associato laico PIME in Bangladesh:

lavora alla Novara Technical School di Dinajpur

come insegnante e istruttore.

 

P. Quirico Martinelli, PIME, di Uggiate (Como):

È parroco nella Missione di Suihari

al Nord del Bangladesh, alla periferia di Dinajpur.

 

P. Luigi Paggi, Saveriano, di Sorico (Sondrio):

fa un lavoro in ambito educativo vivendo in un villaggio.

Da tanti anni e' sempre vissuto nei villaggi. 

Dove è stato in precedenza per 20 anni e più,

in mezzo agli indù di bassa casta,

ha aiutato a studiare tantissimi bambini e giovani.

Ora si è spostato ancora più a sud verso il mare, 

dove continua la sua presenza in mezzo a nuovi gruppi di non cristiani.

 

Suor Nicoletta di Caravate (Varese),

delle suore di Maria Bambina,

lavora nella casa delle suore di Dhaka.

 

4) Le missioni si trovano in tutto il territorio nazionale. Il PIME opera per lo più nel Nord-Ovest e a Dhaka, mentre i Saveriani operano nel Sud-Ovest, oltre che a Dhaka. L'evangelizzazione, come dicevo, si svolge, attraverso l'annuncio cristiano a chi desidera venire a far parte della chiesa, attraverso la promozione umana e attraverso il dialogo. Ci sono conversioni tra le popolazioni Indigene ed Indù un po' ovunque. Questa e' una grande speranza per la chiesa. P. Quirico, che è responsabile di un’enorme parrocchia a Dinajpur, ha ogni anno catecumeni e persone che chiedono il battesimo. Di solito il contatto lo fanno loro, attratti dal servizio disinteressato nei loro confronti. La conversione al cattolicesimo di tribali e indù non è problematica, mentre lo è la conversione di musulmani. Queste sono rare, ma ci sono. Chi si converte comunque paga un alto prezzo sociale per la sua scelta: diventa un estraneo per la sua famiglia e comunità. Della promozione umana ho già detto qualcosa e così del dialogo organizzato, che avviene soprattutto nelle grandi città. Il dialogo di vita e quello tramite il servizio è invece una realtà quotidiana per ciascuno.

 

5) La visita di Mons. Coletti, già venuto 12 anni fa, è stata una gradita visita. Ha potuto visitare alcune realtà accompagnato da p. Quirico Martinelli, e poi ha predicato il corso annuale di esercizi alla comunità del PIME. Per l'occasione erano anche presenti alcune suore del PIME e P. Abbiati, dei Saveriani. Il tema degli esercizi è stato la figura di S. Paolo e le sue lettere. Ci ha colpito, oltre che la grande umanità di Mons. Coletti, la sua passione missionaria e la sua fede "apostolica". È stato anche molto interessante vedere il suo approccio alla Sacra Scrittura, tramite una lettura esistenziale, legata alla vita, di uno che ha fatto della Parola di Dio il proprio programma di vita di credente e di pastore.

 

6) Quando Mons. Coletti ci ha chiesto un consiglio come Vescovo, qualcuno gli ha suggerito di prendersi il tempo di visitare una missione ogni anno. Una tale esperienza infatti può avere il vantaggio, come ha detto un presbitero al seguito di Mons. Coletti, di sdrammatizzare le cose, di mettere a fuoco cioè come maggiore chiarezza ciò che davvero conta e ciò che e' meno importante. Credo che la povertà di tantissimi sia un forte stimolo a non ripiegarsi su di sé sia come individui che come comunità cristiana. La realtà inoltre di grandi culture e tradizioni religiose è uno stimolo all'approfondimento della propria fede in dialogo con gli altri. Credo che il sostegno affettivo e fattivo possa aiutare i missionari a sentirsi parte della comunità che li ha generati nella fede e come loro espressione missionaria ad gentes.

 

7) Come si può vedere dal diario di viaggio posto qui sotto, Mons. Diego ha anche "lavorato sodo" nei soli tre giorni liberi prima degli Esercizi Spirituali: battesimi e cresime e visite ai villaggi: ovunque è riuscito ad entrare in sintonia con la gente anche imparando a benedire in bengalese e santal... e a danzare con le ragazze santal del villaggio di Bontara.

 

8) Questo villaggio, Bontara, al confine con l'India, merita di essere ricordato in modo particolare, perché mons. Diego ha inaugurato e benedetto le nuove casette del villaggio per i senza terra e senza casa: 15 nuove casette costruite dalla Caritas diocesana di Dinajpur sul terreno comprato con l'aiuto della Caritas di Como. Una bellissima cooperazione tra le due Caritas diocesane che ha dato vita ad un nuovo villaggio per i più poveri.

 

Ringraziamo il Signore per questo periodo di grazia, di amicizia e di festa che abbiamo avuto per la visita di mons. Diego; del nostro carissimo don Christian, parroco di S. Bartolomeo a Como, anche lui alla seconda visita in Bangladesh; di don Ruggero, cappellano della Malpensa; di Stefano, nipote di Mons. Diego; del nostro carissimo amico Aquilino Longoni, alla sua 35ma visita in Bangladesh: tutto questo ci è di incoraggiamento a continuare nel nostro lavoro apostolico, come Paolo, infiammati dell'amore per il Signore e per la nostra gente: i due grandi amori del Missionario...

 

P. Francesco Rapacioli e P. Quirico Martinelli

 


 

Viaggio in Bangladesh di Mons. Diego Coletti

  

Giovedi’  12 Febbraio: arrivo in Bangladesh.

 

Nel pomeriggio: visita all’Arcivescovo di Dhaka Mons.Paolinus Costa.

Alla sera: cena con l’Ambasciatore Italiano, Itala Occhi.

 

Venerdì 13 Febbraio: al mattino si parte per Dinajpur; lungo la strada sosta alla Missione di Mariampur.

Nel tardo pomeriggio arrivo a Suihari (Dinajpur).

 

Sabato 14 Febbraio: al mattino visita alla scuola di Suihari, alzabandiera.

Poi con il Vescovo di Dinajpur, Moses Costa, visita ad un villaggio distrutto, poi al sottocentro di Radhanagor dove c’è l’inaugurazione della nuova chiesa e le cresime di adulti e bambini (360). Nel pomeriggio visita alla Missione di Dhanjuri: la nuova chiesa, il nuovo ostello dei ragazzi e il Lebbrosario.

 

Domenica  15 Febbraio: al mattino Cresime degli adulti (87) nella Chiesa parrocchiale di Suihari. Alle 11 battesimi (47) e matrimoni (3) nel Villaggio di Hatrampur: sono i primi battesimi nel villaggio, 13 nuove famiglie che si fanno cristiane.

 

Lunedì  16 Febbraio: al mattino S. Messa in Cattedrale e visita agli ostelli e all’ospedale diocesano. A metà mattina visita al Santuario della Madonna di Rajarampur e poi pranzo con il Vescovo Moses.

 

Nel pomeriggio inaugurazione e benedizione delle casette del nuovo villaggio di Bontara costruito in collaborazione tra la Caritas di Como (che ha comprato il terreno) e la Caritas di Dinajpur (che ha costruito le casette).

 

Martedì  18 Febbraio Venerdì 20 Febbraio:

Esercizi Spirituali alla Casa del PIME di Dinajpur.

46 partecipanti: missionari del PIME; tre suore dell’Immacolata; un missionario Saveriano; due preti di Bergamo, uno di Como e uno di Milano; più due laici in visita in Bangladesh.

 

Venerdì 20 Febbraio, nel pomeriggio, ritorno a Dhaka.

 

Sabato 21 Febbraio, a Dhaka, visita alle suore di Madre Teresa e alla chiesa più antica di Dhaka a Tejgaon (1677, costruita dai Portoghesi). In serata partenza per l’Italia.

 

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