Dhanjuri - Aprile 2009
Carissimi,
la graditissima visita di Bruno e Don Vincenzo mi ha
dato tanta gioia e confermato che il Signore
utilizza i piccoli ed i poveri per realizzare i Suoi
"disegni". Ricordo sempre quello che Mons. Gargiulo
mi diceva, quando le cose andavano storte o non si
poteva capire quello che il Signore voleva:
La nostra vita è un ricamo che il Signore
realizza.
Solo che noi vediamo il rovescio del ricamo.
Solo alla fine saremo capaci di vedere il
ricamo! "
Non dobbiamo preparare la valigia per il "Grande
Viaggio"... Il viaggio è iniziato con Lui dal
momento che ci siamo fidati di Lui. Un amico mi
corresse la frase, dicendo che dovevo "affidarmi
a Lui" e basta. Guardi il tempo passato, quello
che resta e quando "ti sei affidato a Lui". Il
resto sono cose fatte, o rifatte, o "fidandosi
di Lui"! Il fidarsi è anche uno "scarica
barile", secondo me.
San Pietro nella barca, alla richiesta di
gettare la rete per pescare di giorno, dice:
"Abbiamo lavorato tutta la notte senza prendere
niente!". (Lui, da esperto pescatore, lo diceva
con cognizione di causa). "Però, se insisti,
sulla Tua parola gettiamo pure la rete!". (E
vedrai che figura ci farai…). Poi, visto il
risultato della pesca, esclama: "Signore,
allontanati da me peccatore!". Sotto sotto, noi
uomini abbiamo l’idea che: "Fidarsi è bene, ma
non fidarsi è meglio" – , lo dice il
"proverbio"… Ma "affidarsi" è tutta un’altra
cosa! Ci accorgiamo che, se qualcosa di bello e
forse meraviglioso ci è capitato, e perché ci
siamo "affidati a Lui".
Penso alla nostra esperienza di Chiesa,
"comunità di fede". Realizzare una "comunità"
che viva la fede in Cristo Risorto è opera dello
Spirito Santo, punto e basta. È bello che
la Chiesa di Itri accolga il "ministero" di
Sacerdoti che sono a Roma per studiare. Una
riflessione forte dovrebbe essere fatta per
riscoprire questo "Servizio" legato
all’"Eucarestia", che ha bisogno di persone come
Don Mario che si è "affidato al Signore". Come
si guarda al "Sacerdozio" oggi? Penso che il
Signore stia facendo un bellissimo ricamo di
"Amicizia"…
Anche oggi convivo con delle persone che mi
"raddrizzano" sempre, per ritornare a costruire
una "comunità" dove ci si voglia bene. Padre
Carlo, Suor Anna, Suor Pia, Suor Agostina,
la Cecilia, il mio Bipok, Irenius, per
menzionare solo alcuni! Ogni giorno è un dover
saper accogliere, saper accettare e aspettare
perché il perdono, la "conversione" mia o degli
altri sono cose lente, legate al vivere
quotidiano ed al vivere di ciascuno…
Ora devo andare in Chiesa ad ascoltare le
"confessioni" della gente di Dhanjuri. Sono
tanti i giovani e le donne. Domani è Domenica,
con il "Vangelo" della "cacciata" dal tempio dei
mercanti (cosa sempre valida), e ci si prepara
alla Pasqua.
Vicini nello Spirito e nella preghiera, vi
abbraccio!
p.
Adolfo L'imperio
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L’accoglienza
C’era ad ascoltare anche una donna di
nome Lidia, commerciante di porpora,
della città di Tiàtira, una credente in
Dio, e il Signore le aprì il cuore per
aderire alle parole di Paolo. Dopo esser
stata battezzata insieme alla sua
famiglia, ci invitò: "Se avete giudicato
ch'io sia fedele al Signore, venite ad
abitare nella mia casa". E ci costrinse
ad accettare.
(Atti 16, 11-15)
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La disponibilità di Lidia ad accogliere la
parola di Paolo, la sua generosità nello
scegliere di aderire pienamente a Gesù si è
concretizzata nell'ospitare Paolo nella sua
casa, forse per avere altre occasioni per poter
ascoltare
la Parola di Dio, per
sapere di più su Gesù, sul suo insegnamento e
nel decidere di diventare cristiana. Il suo
entusiasmo è stato talmente contagioso da
permettere a tutta la sua famiglia di desiderare
il battesimo e non solo. Forse vedendo la sua
pietà, la sua accoglienza, la sua capacità di
coinvolgere ed entrare in relazione, coloro che
erano diventati cristiani si radunavano nella
sua casa. Paolo, solitamente restio ad
accogliere inviti personali, non ha saputo
resistere all'insistenza di Lidia: si sarà
commosso davanti alla sua fede, alla sua
capacità di accoglienza e di condivisione. E
forse proprio grazie anche alla presenza e alla
testimonianza di Lidia, tra i primi che hanno
aderito al Vangelo a Filippi, Paolo ricorda
questa comunità con gioia, trova il loro
sostegno nella tribolazione, sa che può contare
sul loro aiuto in qualsiasi necessità, li porta
"nel cuore" e li invita a imitare in tutto
Cristo Gesù.
Ancora oggi nelle diverse esperienze in missione
possiamo assaporare l'accoglienza di Lidia,
attraverso l'incontro con donne che si fanno
dimora per permettere alla Parola di arrivare a
tutti. In Bangladesh, quando andiamo per il
mophosol, visita nei villaggi, sono sempre le
donne le più intraprendenti. Quando arriviamo
per visitare le famiglie, ci accolgono in casa
loro per più giorni, lasciandoci la loro stanza,
senza preoccuparsi di dover stare in veranda o
in cucina. Durante la visita ad un piccolo
villaggio in cui vivevano 10/12 famiglie, tutti
ci avevano accolto molto bene, con gioia. Verso
la line dell'incontro, pronte per partire per un
altro villaggio, una donna, vedova con un
figlio, ci dice: "Venite a casa mia a pranzare".
Aveva preparato il riso per la sua piccola
famiglia, ma l'ha diviso per quattro persone ed
è bastato per tutti con grande gioia e
riconoscenza al Signore misericordioso.
Al villaggio di Dumroi, abbiamo incontrato
Shephali. Era preoccupata quel giorno. Il sole
era già tramontato da un pezzo, si era fatto
buio e le suore non erano ancora arrivate.
Giunte là, non facciamo in tempo a scendere dal
carretto che sua figlia ci viene incontro per
portarci in casa loro. Dopo averci offerto del
tè e aver chiesto notizie sui villaggi e le
famiglie che avevamo già visitato nei giorni
precedenti, ci racconta che, quando suo marito
ha risistemato la casa, lei ha chiesto che
pensasse ad una stanza in più per accogliere in
casa i padri e le suore di passaggio. Shephali
ha accompagnato molte delle nostre suore al
mophosol, nelle visite ai diversi villaggi per
portare
la Parola di Dio ai
cristiani e a chi non conosceva ancora Gesù.
Proprio accanto alla casa di Shephali è sorta
una nuova casa.
Un'altra donna: Monica. Lei e la sua famiglia ci
mostrano con gioia la nuova abitazione, ancora è
da finire di arredare, ma con qualche fiore già
piantato e alcune verdure seminate. Monica ci
descrive come ha immaginato la loro nuova casa e
poi, sottovoce, come per svelarci un grande
segreto, ci invita ad aprire una porta sulla
veranda dove, ci confida: "C'è la stanza che più
ho desiderato, una stanza per la preghiera!".
Ancora è spoglia, ma ci sono già un Crocifisso,
una piccola Madonnina, e dei libri per la
preghiera. "È da quando mi sono sposata che
desidero un luogo appartato e raccolto dove
poter pregare con la mia famiglia, con i miei
parenti, con tutti coloro che lo desiderano nel
villaggio. La chiesa va bene per celebrare
la Messa, ma per
condividere la nostra vita di fede, mi sembra
che una stanza del genere sia più adatta". A
Dumroi, l'agglomerato stesso delle nove famiglie
che compongono il villaggio è ospitale, ci si
sente subito a "casa" e si percepisce un clima
di fede e solidarietà diffuso.
La testimonianza di ospitalità, generosità e
fede offerta da tutte queste donne ci ricordano
Lidia,
la donna di Filippi che ospitò Paolo e con Lui
la Parola del Signore.
sr. Mariassunta Giacomelli,
sr. Annamaria Panza
e sr. Golapi Toppo
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