Kaohsiung Hsien – Taiwan - agosto 2009
“P. Spanghero racconta l’esperienza del tifone ai
confratelli di Hong Kong”
Carissimo p. Cumbo e padri tutti,
vi
spero tutti bene e nella pace. A proposito, grazie
delle telefonate e e-mails vari. Qui come sapete
siamo stati visitati dal "vento grande". Ma più che
il vento e stata la pioggia a tradirci,come al
solito. Le montagne, infatti, ci riparano dal primo
ma raccolgono una quantità smisurata della seconda.
Si sperava che l'immenso gorgo di nuvole impazzite e
gravide d'acqua passasse in fretta attraverso
l'Isola come fa di solito. Invece questa volta ha
rallentato fino quasi a fermarsi e...si sono aperte
le cateratte del cielo. Nella mia zona sono scesi in
certe valli anche 2 metri di pioggia nello spazio di
un giorno e una notte. Risultato: l'80% dei ponti e
delle strade distrutti o impraticabili, mangiati
anche lunghi tratti di strade statali giù nelle
valli. Villaggi interi spazzati via dalla roccia e
fango che diventano come fiumi liquidi e mortali che
invadono tutto. Quel che è più doloroso è il
bilancio di vite umane. In un villaggio a 12 km in
linea d'aria da qui 500 persone sono state
seppellite nelle loro case distrutte. I pochi
superstiti non vogliono che si scavi nella nuova
collina che si è formata. Vogliono farne un cimitero
unico e un memoriale. Ma se non scavano gli uomini
c'e' la possibilità (quasi certa) che una futura
inondazione lo faccia e disperda i resti fino al
mare.
La
zona della mia parrocchia è stata colpita duramente
come le altre adiacenti. Nonostante che i morti
(trovati) si contino a decine e tanti i dispersi
nessuno dei miei cristiani è morto o ha riportato
ferite gravi. Alcuni però hanno visto la morte da
vicino. È crollato il ponte principale che univa le
due rive della cittadina (si vede bene con il Google
Earth, quando il ponte c'era) e l'unica strada è
interrotta a monte e a valle. A valle è stata
letteralmente mangiata dal fiume per 3 km. Ora si
passa tra le gallerie di una vecchia stradetta fatta
dai giapponesi 80 anni fa (vedi foto) e ora per un
tratto, molto precario, aperto sul greto fangoso del
fiume a pochi metri dalle acque ancora minacciose. I
militari ci hanno portato acqua da bere, luce e
telefono e hanno evacuato con gli elicotteri quasi
tutti gli abitanti (aborigeni) delle montagne alte,
completamente isolati, a cominciare dai vecchi, i
malati e i feriti. Manca ancora
l'acqua
per lavare e lavarsi (dicono che la riavremo
domani). Comunque abbiamo ancora scorte di acqua
piovana nei secchi. Il più duro (per me e per le 4
suore) è stato passare 5 giorni senza luce facendo
tesoro delle candele usate della chiesa (mai
buttarle via!) e senza neanche ventilatori. Non sono
mai andato a letto così presto, con la mia candela,
recitando il breviario in un'umidità da jungla
amazzonica. Eravamo senza acqua e soprattutto senza
notizie, neppure dei villaggi adiacenti,
irraggiungibili.
Certi aborigeni sperduti o scappati nei
boschi
hanno usato segnali di fumo per farsi scorgere dagli
elicotteri. Altri hanno usato cartelloni tra una
riva e l'altra di torrenti ruggenti e inguadabili
per comunicare i bisogni urgenti. È così che solo
giorni dopo abbiamo saputo che a 5 km da qua, in una
frazione ancora isolata e piena di sorgenti calde
(che rendono il terreno ancora più friabile) sono
morti seppelliti vivi in 32. Ne hanno trovato solo
6. Il fango e le pietre raggiungono il secondo
piano. Un’equipe coreana ha portato cani e
equipaggiamenti per annusare i morti ma le piogge
quotidiane li rendono inservibili. Nella zona vivono
4 famiglie cattoliche cinesi, tutte salve, due per
miracolo.
La
cittadina di Chishan, a 35 km da qui, allo sbocco di
una vallata parallela con la mia e dove c'è il
seminario Redemptoris Mater, è stata anche lei in
gran parte invasa dall'acqua e dal fango ed è
tutt'ora quasi del tutto isolata. Il seminario non
ha ricevuto danni ed è ora usato dalla diocesi come
centro di raccolta di aiuti. I problemi che si
profilano sono immensi. Il futuro dell'economia
dell'intera zona montana, centrata sul turismo sulla
coltivazione del tè d'alta montagna e sull'industria
delle sorgenti calde è un grosso punto di domanda.
Le montagne si stanno sfaldando, non è più sicuro
abitarvi o costruire case o strade. La natura tra un
tifone e l'altro non ha più il tempo di guarire le
enormi ferite dei boschi precipitati. Molti dei
miei cristiani ora non hanno lavoro.
Carissimo,
non vorrei dare l'impressione che tutto sia
negativo. Come sempre ogni tifone (o tragedia) che
colpisce il bersaglio porta nell'animo taiwanese il
senso di una lezione dal cielo, come una lavata di
capo (specie per i governanti) e la voglia di
ricominciare. Per noi cristiani Morakot è stata una
parola di Dio che ci ha messo nella verità (la
nostra fragilità). Ma il Signore e' stato buono con
noi lasciandoci in vita e incolumi tra tante
sofferenze e perdite. Per l'Assunta siamo riusciti a
dir messa nella chiesa principale, umida ma pulita
dopo l'inondazione (solo 5-7 cm di acqua e fango).
Per domani, 21ma dopo Pentecoste siamo addirittura
riusciti a trovare dei fiori per adornare l'altare.
Un saluto a tutti i confratelli.
Tuo
nel Signore.
p.
Paolo Spanghero