IL CARISMA DEL PIME

“Carisma” viene dalla parola greca “charis”, grazia; in teologia si intende un dono gratuito di Dio, una grazia data ad una persona o ad un gruppo di persone (come il Pime) per l’utilità della Chiesa. Il Pime è stato fondato nel 1850 da mons. Angelo Ramazzotti, e assunto da tutti i vescovi lombardi come proprio organismo per inviare in missione sacerdoti e laici diocesani, col carisma della “missione alle genti” (ai non cristiani), in un tempo in cui la Chiesa era animata da grande spirito missionario. In Italia è stato il primo istituto missionario, nato a Saronno (Milano) come Seminario lombardo per le missioni estere per ispirazione del beato Pio IX. E’ rimasto fedele a questa sua origine, confermata e rafforzata dal nuovo nome che ha assunto nel 1926 per volere di Pio XI: Pontificio istituto missioni estere.

     Nel primo articolo delle Costituzioni attuali del Pime si legge: “Di tutta la vasta gamma dell’attività missionaria, descritta dal decreto conciliare “Ad Gentes”, il Pime sceglie e stabilisce come suo impegno prioritario l’annunzio del Vangelo ai non cristiani”; e nel secondo si aggiunge: “L’Istituto presterà la sua collaborazione per la maturazione delle giovani Chiese e specialmente per promuovere la loro fattiva partecipazione all’evangelizzazione dei non cristiani dentro e fuori del loro territorio”.

     Questi due articoli già descrivono bene il carisma del Pime, particolarmente attuale nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II, quando la  crisi di fede e di vita cristiana in non pochi paesi porta il corpo ecclesiale (diocesi, parrocchie, seminari, ordini religiosi, associazioni laicali) a chiudersi in difesa della fede, mentre Giovanni Paolo II ha scritto nell’enciclica “Redemptoris Missio” (n. 2): “La missione rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La fede si rafforza donandola! La nuova evangelizzazione dei popoli cristiani troverà ispirazione e sostegno nell’impegno per la missione universale”. Un istituto esclusivamente missionario come il Pime richiama con la sua presenza e la sua attività il dovere delle Chiese locali di rendere operativo questo principio.

     Queste le caratteristiche fondamentali che qualificano il carisma originario del Pime.

 

Istituto esclusivamente missionario, cioè non ha altro scopo che la missione alle genti, per annunziare Cristo ai popoli o ambienti culturali che lo ignorano e fondare la Chiesa dove ancora non esiste. Nella sua storia il Pime è sempre dipeso e ancor oggi dipende dalla Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli (Propaganda Fide), che lo manda dove i vescovi chiedono la sua presenza (non sceglie lui dove andare secondo le proprie convenienze). In 155 anni ha fondato 9 diocesi in India, 3 in Bangladesh, 5 in Birmania, 1 ad Hong Kong, 8 nell’interno della Cina, 2 nell’Amazzonia brasiliana, 1 in Mato Grosso e 1 nello stato di Paranà (Brasile del sud); e ha collaborato in altre parti del mondo non cristiano (anche in Africa) alla nascita di altre diocesi. L’esclusività del carisma missionario significa che al suo inizio l’Istituto si preoccupava di avere un campo di lavoro che fosse “un terreno vergine per predicare il Vangelo dove Cristo… non è nominato”: infatti è andato in isole dell’Oceania “fra i popoli più lontani e abbandonati”. Oggi il Pime si mette al servizio delle Chiese locali, in ciascuna delle quali si preoccupa prioritariamente di annunziare il Vangelo ai gruppi non cristiani.  Questo carisma richiama alla Chiesa universale il dovere, duemila anni dopo Cristo, di vivere il “primo annunzio di Cristo” in modo concreto, preoccupandosi dei molti popoli che ancora non hanno sentito parlare del Messia, specialmente nel continente asiatico dove vivono il 60% di tutti gli uomini e i cattolici sono circa il 3% (il 2% se si escludono le Filippine). Infatti il Papa scrive nella “Redemptoris Missio” (n. 37) che “specie in Asia… ci sono vaste zone non evangelizzate: interi popoli e aree culturali di grande importanza in non poche nazioni non sono ancora raggiunte dall’annunzio evangelico e dalla presenza dela chiesa locale”. Il Pime infatti conferma oggi che il continente asiatico è la sua scelta preferenziale (non esclusiva) di tutta la sua storia.

 

       Il Pime, che è una “comunità di vita apostolica”, secondo il Codice di diritto canonico (1983), accoglie coloro che come preti o laici consacrati  desiderano dare tutta la vita alle missioni nelle comunità dell’istituto. Ancor oggi il Pime mantiene una caratteristica “diocesana”, soprattutto nelle Chiese di missione, anche se come istituto si è evoluto in modo autonomo dalle diocesi di fondazione, passando da “Seminario lombardo” a “Pontificio istituto”. Un segno di questa diocesanità è, ad esempio, il fatto che nelle missioni i vescovi locali mandano spesso i loro preti a fare pratica di ministero sacerdotale con padri del Pime, che per il loro modo di vita e metodo di apostolato sono sentiti come “clero diocesano”. Un altro segno importante è che il Pime, essendo nato per fondare la Chiesa, quando ha finito il suo compito e aver consegnato tutto nelle mani della chiesa locale, lascia tutto e va altrove a fondarne altre, senza tenere nulla sul posto, né parrocchia né opere proprie. L’Istituto non vive per se stesso, ma per servire le giovani Chiese locali e renderle missionarie.

 

       Istituto comunitario, nel senso che è una vera comunità di sacerdoti e laici che vivono e lavorano assieme. Fin dall’inizio, dalla prima spedizione in Oceania nel 1852, il “Seminario lombardo per le missioni estere” era concepito come “una comunità di apostoli”, uniti dalla stessa vocazione e dal vincolo di appartenenza; è vero che erano i primi preti diocesani che andavano in missione rimanendo diocesani (un secolo prima dell’enciclica “Fidei Donum” di Pio XII del 1957!), però non si disperdevano vivendo isolati, ma erano e sono missionari che vivono e lavorano in comunità. Quindi, chi sceglie il Pime sa di non scegliere semplicemente un corso gratuito di preparazione alle missioni, un viaggio gratuito e un’assicurazione in caso di forzato rimpatrio per anzianità o motivi di salute, ma di entrare a far parte d una comunità e di assumersi in un certo senso la responsabilità di tutti i confratelli che hanno fatto la sua stessa scelta.

 

       Istituto internazionale: tale è diventato nell’Assemblea generale del 1989. Lo era già prima, ma con molti limiti, ad esempio poteva assumere personale nei paesi a maggioranza cristiana ma non in quelli in cui i cristiani sono minoranza (per favorire la crescita del clero locale). A Tagaytay nelle Filippine (1989), dopo consultazioni e dibattiti durati mezzo secolo, è stato approvato il seguente articolo n. 10 delle Costituzioni: “Il Pime è un istituto missionario internazionale. Ponendosi al servizio della comunione fra le Chiese per l’evangelizzazione dei non cristiani, accoglie e forma missionari in diversi paesi di modo che membri di nazionalità diverse operano insieme nei medesimi compiti dell’evangelizzazione”. Il motivo fondamentale di questo cambiamento è stato questo: nelle diocesi e nei paesi in cui il Pime lavora da molto tempo e vi ha fondato la Chiesa, sacerdoti, seminaristi o laici chiedevano di entrare nell’Istituto per essere missionari e alcuni vescovi locali sollecitavano ad aprire le porte al personale locale, affinché la Chiesa del posto diventasse missionaria. L’instituto ha dato un aiuto per fondare nuovi istituti missionari in India, Thailandia, Filippine, Brasile, Birmania. Ma questo non bastava. Ad esempio, l’allora segretario della Conferenza episcopale brasiliana, mons. Luca Moreira Neves, dichiarava nel 1984: “La funzione principale degli istituti missionari in Brasile è esattamente questa: stimolare il popolo di Dio perché assuma e viva la coscienza della sua missionarietà; far crescere la Chiesa locale perché diventi essa stessa capace di venire in aiuto ad altre Chiese; inviare missionari perché siano disponibili per altre aree bisognose”.  Nel tempo della globalizzazione, l’origine italiana dell’Istituto non poteva più ostacolare l’assunzione di personale da altri paesi. Oggi il Pime ha propri seminari, oltre che in Italia, negli Stati Uniti, Brasile, India e Filippine e ha già dato alla Chiesa del Brasile la gioia di avere il primo vescovo brasiliano all’estero, a Bafatà, in Guinea Bissau (Africa occidentale) e a quella dell’India un vescovo indiano (oggi a riposo) della diocesi di Nalgonda (in India) e incaricato della conferenza episcopale per l’evangelizzazione dei non cristiani.



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