La forza risanatrice

Pelosin P.Adriano
 Una notte ho fatto un sogno. Ero in carcere, non avevo braccia e solo una gamba. Mi interrogai sul significato, ma divenne chiaro solo quando andai con alcuni seminaristi al rifugio dei senza fissa dimora, un po' più a nord di Bangkok. Appena entrato vidi un uomo che dormiva sul pavimento, un altro che camminava senza vestiti, uno urlava, un altro saltava, due si stavano picchiando, alcuni erano zoppi altri ciechi... Capii che queste persone erano come me: prigionieri di molti mali e abbandonati da tutti; così provai un sentimento di profonda compassione. Io e i seminaristi li abbiamo aiutati a farsi una doccia, abbiamo tagliato loro i capelli, dato nuovi vestiti. Ero molto felice: ciò che stavo facendo per loro, Dio lo stava facendo a me.
Un giorno stavo pregando seduto su una panchina nel giardino della nostra casa del Pime quando ho visto una mano venire dall'alto come se volesse colpirmi. Mi sono spaventato e continuavo a pensare a quella mano. Capii che era la mano di mio padre. E non era lì per colpirmi, ma aperta come se volesse qualcosa. Ho pensato: che cosa vuole mio padre? La risposta è arrivata subito: mio padre voleva il mio perdono. Ricordo di averlo odiato per avermi picchiato quando ero molto piccolo. Non riuscivo a mangiare quando lui era seduto a tavola. Mi forzava a mangiare al punto di traumatizzarmi. Non gli parlavo, avevo paura di lui. Così gli scrissi una lettera dicendo che avevo attraversato un sacco di difficoltà a causa della sua rabbia, ma adesso ero pronto a perdonarlo. Ricordo di aver letto nella Bibbia: «Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto» (Lc 1,17).
Ho capito che se non avessi perdonato mio padre non avrei mai incontrato Gesù. «Come potete amare Dio che non vedete, se non amate il vostro prossimo che vedete?», e la persona più prossima a me era mio padre. Non molto tempo dopo ho ricevuto una sua lettera (prima non mi aveva mai scritto). Mi confessava umilmente che quando ero piccolo aveva molti problemi, aveva anche tentato il suicidio, e a volte sfogava le sue frustrazioni su noi figli. Ristabilire una buona relazione con lui è stato l'inizio di una nuova vita per me. Ho riguadagnato l'autostima, ho avuto più fiducia in Dio Padre, migliori rapporti con gli altri, specialmente con le persone che hanno autorità e con le donne.
Il processo di risanamento continua tuttora. Dio mi illumina con la sua Parola e il suo Spirito e l'esempio di suo Figlio Gesù; mi fa comprendere dove ho bisogno di essere risanato. Lo fa con umiltà, gentilezza, lasciandomi completamente libero. «Vuoi essere guarito?», Gesù chiede spesso ai malati. Mi dà la consapevolezza della mia malattia, la conoscenza del suo amore e della sua forza, la volontà di essere risanato. Tutto è sua grazia, lodiamolo per sempre.


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