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Padre Bossi, la polemica e il bersaglio mancato

di Redazione/ 02/07/2007

Sulla vicenda del missionario italiano rapito tre settimane fa nelle Filippine scoppia la polemica politica, con l’opposizione ad accusare il governo di fare figli e figliastri. La tesi non c’entra l’obiettivo, ma un fondo di verità c’è…

E’ accaduto quello che avremmo voluto ci fosse risparmiato: il rapimento di padre Giancarlo Bossi trasformato in un argomento da polemica politica domenicale che pesca alcune gocce di verità sul fondo del mare e le trasforma però in un intruglio di attacchi e di controrepliche quantomeno stucchevoli e per giunta inutili. E così, fra un’opposizione che spara a zero contro il governo e il ministero degli Esteri che risponde stizzito alle critiche, la vita di padre Bossi è ancora appesa ad un filo, con la speranza che questo non si rompa e conduca quanto prima alla tanto attesa liberazione.

L’attacco all’esecutivo sul rapimento Bossi è stato lanciato per primo da Luca Volonté (Udc), che dopo aver parlato di “totale e vergognosa disattenzione del Governo italiano”, ha chiesto che “le più alte cariche istituzionali impediscano un comportamento discriminatorio dell'esecutivo Prodi verso cittadini italiani cattolici”. Secondo il deputato, il governo ha fatto più per gli altri ostaggi che per padre Bossi, e il motivo – ha rincarato la dose il leghista Roberto Calderoli – è che pesa la collocazione politica del rapito. Dunque, se per il cronista Mastrogiacomo la mobilitazione fu immediata, per un missionario come padre Bossi il disinteresse è palpabile.

La replica della Farnesina è arrivata con una lunga nota nella quale si contestano le accuse precisando che “con la necessaria discrezione” sono state attuate “tutte le misure adottate in casi analoghi”. Il ministero degli Esteri ha ricordato l'impegno dell'ambasciatore italiano a Manila, Rubens Anna Fedele, e l'invio di esperti nelle Filippine (domani vi si recherà anche l’ex sottosegretario Margherita Boniver), con una conclusione quanto mai netta: “Non aiutano le polemiche su una presunta carenza di impegno delle istituzioni e degli organismi che stanno seguendo il caso, che tendono ad accreditare l'idea di 'classifiche' o 'serie' dei connazionali rapiti all'estero. Tali gratuite speculazioni non sono confacenti alla serietà delle circostanze ne' contribuiscono in alcun modo a favorire la rapida e felice conclusione del caso”.

Sarebbe poco saggio dubitare dell’impegno e dell’interesse di quelle persone che – impegnate in un ruolo chiave come quello dell’unità di crisi della Farnesina – adottano la massima serietà e il massimo impegno per venire a capo di tutte le difficili situazioni che nel corso degli anni hanno riguardato nostri connazionali. Quanto mai condivisibile dunque l’affermazione della sorella del missionario rapito, secondo la quale “l'assenza di polemiche e la tranquillità saranno di grande aiuto”. Situazioni complesse come quella di padre Bossi non si risolvono né con le polemiche né con il clamore sui giornali, ma con i contatti diretti, il negoziato, la ricerca di ogni possibile canale di contatto con chi ha nelle proprie mani il missionario del Pime.

Ciò detto, pur nella inutilità della polemica, non è possibile non notare che una differenza fra questo e altri sequestri certamente esiste, non tanto a livello di impegno da parte del ministero degli Esteri, ma di attenzione e grado di coinvolgimento emotivo dei mezzi di comunicazione e dunque, inevitabilmente, della popolazione tutta. Che questo rapimento sollevi meno interesse di altri è evidente a tutti: e se la tranquillità con cui è stato gestito fino ad ora potrebbe aiutare in vista di una liberazione, non si può escludere che un silenzio prolungato sfoci poi nel più assoluto dimenticatoio. L’esperienza di questo missionario invece merita attenzione e rispetto. E in mancanza d’altro, la stima e la vicinanza possono essere espressa anche semplicemente evitando che la sua immagine si eclissi dal panorama informativo.


Father Bossi: the Controversy and the Mistaken Target

(Summary of a report from Korazim News): Unfortunately, in Italy the abduction of Fr. Bossi has been turned into a political controversy. The opposition has attacked the government, calling Fr. Bossi a “second class hostage,” meaning that the government has not done as much for his freedom as it did for other hostages. Government officials have denied the charges, saying that the same efforts have been made for Fr. Bossi as have been made for the others.

The sister of Fr. Bossi, on the other hand, has affirmed that “tranquillity and the absence of controversy will be a great help.” Complex situations like that of Fr. Bossi are not resolved by political controversies or by journalistic campaigns, but by direct contacts and by negotiations with those who are holding Fr. Bossi captive.

At the same time, it cannot be denied that there has been a difference between this and other abductions: not so much in terms of the activity of the government as of the interest shown by the press and by the people. The experience of this missionary merits attention and respect. Controversy does not help, but it is important to see that he is not forgotten.