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FILIPPINE   22/6/2007   9.19

MISSIONARIO RAPITO: CONFRATELLI “ASSETATI DI NOTIZIE”, MA INFORMAZIONI SCARSEGGIANO

“Mai come in questi giorni di immobilità siamo assetati di notizie. Anche chiacchiere. Di speranza naturalmente. Ma mai come in questi giorni ci accorgiamo che sul rapimento di Giancarlo si parla senza pensare. E se non si pensa quello che si dice vuol dire che interessa ben poco quello che sta succedendo. Allora è meglio il silenzio”: lo scrivono oggi i missionari del Pontificio Istituto missioni estere (Pime) nelle Filippine nel ‘blog’ aperto nei giorni scorsi e dedicato a padre Giancarlo Bossi, 57 anni, il missionario italiano rapito il 10 giugno nel villaggio costiero di Bulawan, nella provincia di Zamboanga (ovest dell’isola meridionale di Mindanao), non lontano dal villaggio di Payao, sede della sua parrocchia. Nonostante la “sete di notizie” dei confratelli di padre Giancarlo, purtroppo, al momento le informazioni sul missionario scarseggiano. La stampa locale, così come quella internazionale, riporta stamani la ripresa delle operazioni di ricerca congiunte condotte da centinaia di elementi dell’esercito regolare e dei ribelli del Fronte di liberazione Moro (Milf).

Ma, come ha detto Mike Alamanda, portavoce del Milf nella zona di Sultan Naga Dimaporo (dove si starebbero concentrando le ricerche negli ultimi giorni), le informazioni sulla presunta localizzazione del missionario si sono dimostrate infondate. “Le segnalazioni di persone che avevano visto il prete in questa zona erano solo chiacchiere. Abbiamo scoperto che al momento nessuno ha visto il sacerdote” ha detto Alamanda a ‘Mindanews’, organo di informazione locale. Gli ha fatto eco anche il colonnello Darwin Tiam Watt, comandante sul campo dell’Esercito filippino, che alla stessa fonte ha detto di non avere idea di chi abbia rapito il sacerdote né dove si trovi. “D’altra parte anche Giancarlo è nel silenzio- proseguono i confratelli di Padre Bossi nel loro blog - Ma il silenzio non esiste senza qualche parola, così come la solitudine non può esistere senza qualcuno attorno. E siamo daccapo.

A Zamboanga, cerchiamo di parlarci tra speranze, dubbi e telefonate, così come i famigliari di Giancarlo sono uniti nell’attesa e nella preghiera, come circoleranno parole meditate anche nelle silenziose fiaccolate di oggi, nelle strade, di Abbiategrasso e di Zamboanga. E Giancarlo? Molti gli ostaggi che non riescono a comunicare rischiando di rimanere senza parole, ma Giancarlo, siamo sicuri, ha già rotto la solitudine ascoltando prima il chiacchierio dei rapitori attorno a lui, tendendo l’orecchio a rumori più distanti, anche inconsueti come il canto degli uccelli. Poi, ammaestrando i sentimenti di rancore, avra’ chiesto, per favore …. una sigaretta”. [MZ]