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FILIPPINE 25/6/2007 9.18

MISSIONARIO RAPITO: PROSEGUONO RICERCHE, VOCI DI CONTATTI CON SEQUESTRATORI

Proseguono le ricerche di padre Giancarlo Bossi che oggi si stanno svolgendo soprattutto nella zona in cui il 10 giugno scorso il missionario italiano del Pontifico Istituto Missioni Estere (Pime) è stato sequestrato da ignoti: lo riferiscono fonti del Pime nelle Filippine, precisando che le ricerche si sono concentrate di nuovo nella zona compresa tra Payao (sede della parrocchia del sacerdote), le fitte mangrovie del delta del fiume Sibugay, e Naga, altra zona della provincia di Zamboanga Sibugay. Intanto sulla stampa locale e internazionale continuano a circolare notizie, prive ancora di conferme, secondo le quali i rapitori del sacerdote originario di Abbiategrasso (Milano) si sarebbero offerti, attraverso un mediatore, di trattare per la libertà di padre Bossi. A riferirlo è stato il generale Ben Mohammed Dolorfino (nei giorni scorsi ha rilasciato informazioni non sempre confermate) che, parlando con l’agenzia di stampa statunitense ‘Associated Press’ (Ap) ha detto di aver ricevuto una telefonata dai rapitori all’alba di oggi. “Un gruppo mi ha contattato, ma non tratterò con loro finché non mi daranno una prova del buono stato di salute di padre Bossi” ha detto il generale all’Ap.

Un altro ufficiale filippino ha detto ieri di essere sicuro che il sacerdote italiano si trova ancora nella provincia di Zamboanga Sibugay, la stessa zona del rapimento, smentendo le precedenti informazioni fornite sempre dai militari secondo le quali il missionario italiano era stato trasferito altrove dai suoi rapitori.

Ma secondo l’inviato di 'Mindanews', organo di informazione della zona di Mindanao, i militari impiegati sul terreno per le ricerche di padre Bossi non conoscerebbero neanche il volto dell’ostaggio. “Nessuno dei soldati ha la benché minima idea di come sia fatto padre Bossi. Sono stati dispiegati in questa zona 11 giorni fa e nessuno di loro ha visto le foto trasmesse in televisione” scrive Froilan Gallardo dalla zona del sequestro, dopo aver assistito alla perquisizione di un autobus ad un posto di blocco e parlato coi soldati impegnati nelle ricerche. Sempre la stampa locale sottolinea inoltre le grandi difficoltà che esercito e ribelli del Fronte moro di liberazione (Milf) –che collabora sin dal principio alle ricerche – stanno trovando a causa delle piogge e del maltempo (che rendono impraticabili molte aree), ma anche delle cattive comunicazioni.

La zona, infatti, avrebbe una scarsissima copertura sia per le reti radiofoniche sia per la telefonia cellulare. “Non riusciamo neanche a chiamare i comandanti sul campo del Milf per coordinare le nostre operazioni” dice a 'Mindanews' Darwin Guerra, capo del Ahjag (Ad hoc Joint action group) il gruppo di ricerca congiunto ribelli-governo impegnato nelle ricerche di padre Bossi. “Giancarlo di acqua in questi giorni ne ha vista e presa parecchia – scrivono i missionari del Pime delle Filippine sul blog aperto proprio per seguire la vicenda del confratello - ma pensiamo anche l’abbia aiutato nei momenti di sforzi intensi, nel camminare in salita, tra sassi di fiume e nella foresta.

Come San Giovanni (patrono della zona di Zamboanga di cui il 24 cadeva la ricorrenza), pero’ se ne sta prigioniero di un gruppo dai cuori induriti. La speranza non muore. Come goccia dopo goccia, il tempo che inesorabilmente ci lasciamo alle spalle, la bonta’ di Giancarlo, forse anche il pentimento incideranno per forza o per rottura, solchi in quei cuori grezzi”. Padre Bossi è stato rapito da ignoti il 10 giugno nel villaggio costiero di Bulawan, nella provincia di Zamboanga Sibugay (ovest dell’isola meridionale di Mindanao), non lontano da Payao, sede della sua parrocchia.[MZ]