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Missionario rapito: tre arresti? Trovata imbarcazione del sequestro? L’annuncio dell’arresto di tre uomini e la scoperta dei resti di un’imbarcazione semidistrutta sembrano rendere più complesso il procedere delle ricerche di padre Giancarlo Bossi; la notizia degli arresti è stata data da Pino Scaccia, inviato della RAI nelle Filippine, nei telegiornali italiani della sera; quella della barca appare sul “Mindanao Examiner”, testata elettronica regionale ‘dalla parte dei poveri’, che sta seguendo attentamente la vicenda. “Grazie alle segnalazioni di un testimone che è stato posto sotto protezione, sono stati spiccati mandati di cattura contro tre persone sospettate di essere coinvolte nel sequestro di padre Giancarlo Bossi” aveva detto alla MISNA già lo scorso martedì padre Giovanni Sandalo, superiore provinciale nelle Filippine del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), chiedendo però di mantenere il riserbo per non compromettere l’incolumità del teste. “Si tratta di due abitanti del villaggio di Payao (sede della parrocchia di padre Bossi, ndr) e di un fratello di Kiddie” aveva aggiunto padre Sandalo, usando il soprannome di Abdusalam Akiddin, dissidente del Fronte di liberazione islamico Moro (Milf, la maggiore organizzazione ribelle attiva a Mindanao da anni impegnata in un difficile negoziato di pace con Manila) già responsabile di rapimenti a puro scopo di lucro. Secondo le informazioni raccolte la scorsa settimana a Payao dall’ambasciatore italiano Rubens Anna Fedele, dall’arcivescovo di Zamboanga Romulo Geolina Valles, dal missionario clarettiano a capo dell’organizzazione cattolica ‘Peace Advocates Zamboanga Foundation’ (Pazfi) padre Angel Calvo e dallo stesso padre Sandalo, il sequestro sarebbe legato a rivalità tra esponenti politici del villaggio. Anche l’inviato della RAI riferisce la stessa ipotesi, accennando a rivalità a livello di municipio. “La visita sul posto, assieme a padre Gianni Sandalo e altri missionari, ha confermato l’ipotesi (solo un’ ipotesi) che i rapitori, quelli che hanno fatto lo sporco lavoro di prendere fisicamente padre Giancarlo, sono persone legate alla locale malavita, forse ingaggiate da altri che nell’ombra stanno progettando chissà cosa per sfruttare l’ostaggio” hanno scritto i missionari del Pime nelle Filippine sul ‘blog online’, una sorta di taccuino elettronico aperto per seguire la vicenda di padre Giancarlo. In un articolo del quotidiano “Manila Times” , datato già martedì 26 (l’orario delle Filippine è spostato di sei ore in avanti rispetto all’Italia), sotto la firma di Anthony Vargas e il titolo “”Where is Bossi? Military confused” (Dov’è Bossi? I militari sono confusi), il tenente colonnello Eugenio Cedo, comandante per ‘Western Mindanao” sostiene che potrebbe trovarsi ancora nella provincia di Zamboanga Sibugay; nello stesso articolo, secondo il generale Ben Moham¬mad Dolorfino, che coordina le ricerche con il Milf, si troverebbe invece al confine tra le province di Lanao del Norte e del Sur . Dolorfino baserebbe la sua convinzione, secondo Vargas, proprio sul ritrovamento della “pump boat” (barca azionata da un motore per pozzi d’acqua) nel villaggio di Payong, municipio di Sultan Gumander in Lanao del Sur; l’imbarcazione semidistrutta sarebbe quella utilizzata per il sequestro.
Il tenente colonnello Bartolome Bacarro,
responsabile dell’informazione per le forze armate, secondo il
“Manila Times” aggiunge che le ricerche continuano sia a
Zamboanga che a Lanao. Vargas commenta: “ La confusione sugli
spostamenti di padre Bossi e dei suoi rapitori sta ostacolando i
tentativi le operazioni di soccorso”. Sul loro blog i
confratelli del rapito hanno scritto tra l’altro: “ E’ come
sparare al vento; la verità si perde sulla mappa”. |