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Il rapimento

P. Giancarlo Bossi, missionario italiano del Pontificio Istituto Missioni Estere, è stato rapito il 10 giugno scorso, da dieci persone armate, che lo hanno preso subito dopo la fine della messa a Payao, cittadina della zona di cui p. Bossi è parroco. Il rapimento del missionario, è avvenuto alle 9.35 di mattina (ora locale) nel villaggio costiero di Bulawan, nella zona di Zamboanga, nell’arcipelago meridionale di Mindanao. Nessuno fin ora ha rivendicato il rapimento di P.Giancarlo, né sono state avanzate richieste di riscatto. Il p. Bossi è il terzo sacerdote italiano ad essere rapito nella zona negli ultimi dieci anni. L’8 settembre del 1998, p. Luciano Benedetti del Pime viene sequestrato nei pressi di Sebuco, a Zamboanga del Norte, sull'isola di Mindanao. Dopo 68 giorni di prigionia viene rilasciato il 16 novembre.  

 

Nell’ottobre del 2001, alcuni membri del gruppo Pentagon rapiscono p. Giuseppe Pierantoni, missionario del Sacro Cuore di Gesù, mentre celebrava messa a Dimantaling, Zamboanga del Sur. Il sacerdote viene rilasciato sei mesi dopo: interrogato dalla polizia, dichiara di essere stato consegnato da un gruppo ad un altro per tutto il periodo del suo rapimento, mentre esercito e polizia lo cercavano.

 

Nella zona, dal 1978, è in corso un conflitto fra la guerriglieri indipendentisti mussulmani e l’esercito nazionale, di cui più di una volta hanno pagato il prezzo civili e religiosi.

 

Il missionario rapito, spiega il superiore regionale P.Gian Battista Sandalo, “era molto amato. Qui lo chiamano 'il gigante buono', perché è tranquillo, silenzioso, in un certo senso ‘essenziale’. Parla poco ma è un enorme lavoratore, che ha sempre coniugato il lavoro manuale con la sua vita spirituale. Uno dei suoi sogni era quello di vivere in un villaggio, come testimone della radicalità del Vangelo: voleva fare il contadino”.

 

E’ un uomo, continua p. Sandalo, “che ha sempre espresso una profonda solidarietà con i più poveri: quando lo scorso febbraio gli è stato proposto di tornare a Payao, dove aveva già lavorato per tre anni nei primi tempi della sua missione nelle Filippine, ha rinunciato a ciò che sognava di fare per riprendere a lavorare con i poveri”.