In vista dell’anniversario del martirio di 4 missionari del Pime in Cina il prossimo 19 novembre, il vescovo di Cremona, Antonio Napolioni, ha scritto una bella lettera, che merita di essere segnalata. I missionari in questione, uccisi il 19 novembre 1941 nella missione di Dingqun, tutti sotto i 40 anni di età, sono: Mario Zanardi, di Soncino (Cremona), Bruno Zanella, trevigiano di origine e Gerolamo Lazzaroni, di Colere (Bergamo); insieme con loro cadeva il nuovo vescovo designato per Kaifeng, monsignor Antonio Barosi, di 40 anni, originario di Solarolo (Cremona), che si era recato in quell’avamposto, all’estremità della missione, per incontrare i confratelli. Le circostanze delle uccisioni parlano di barbare torture. Durante l’interrogatorio, a padre Zanella gli aguzzini versano in bocca petrolio e acqua bollente: poi lo gettano in un pozzo, nel quale, uno dopo l’altro,finiscono anche Barosi, Zanardi e Lazzaroni; quest’ultimo, che aveva solo 27 anni, probabilmente era ancora vivo. 

Quattro mesi prima, il 12 luglio 1941, a Qimen nella missione cinese di Weihui (oggi Anyang), era stato ucciso padre Cesare Mencattini, 31 anni, originario di Arezzo. Sempre a Kaifeng, pochi mesi dopo (all’inizio del 1942) veniva rapito e poi sepolto vivo, insieme col giovane aiutante cinese, padre Carlo Osnaghi, milanese, di 43 anni. Una pagina di fede e martirio che val la pena di riscoprire, come invita a fare il vescovo di Cremona nel suo scritto.

I sei martiri del Pime – in effetti - si erano trovati a vivere in un dei periodi più convulsi della storia cinese dell’ultimo secolo e, tuttavia, non avevano abbandonato il loro posto. Nel 1941, lo ricordiamo, la Grande Guerra aveva creato in Cina una drammatica situazione. La provincia centrale del Henan era stata invasa dalle armate giapponesi; l’esercito nazionalista cinese aveva fatto saltare le dighe del Fiume giallo nel disperato tentativo di arrestarne l’avanzata. Vaste zone della provincia, isolate per la furia delle acque, erano diventate così “terra di nessuno”, in balìa di briganti, soldati sbandati e di gruppi che operavano come guerriglia contro i giapponesi. Impegnati da anni nella capitale Kaifeng (nella foto: il seminario) e in due altre fiorenti missioni del Henan, i missionari del Pime scelsero di rimanere al loro posto nonostante i rischi, continuando a servire le loro comunità e cercando di proteggerle in ogni modo. Ma nel giro di pochi mesi pagarono un prezzo molto alto per questo coraggio: ben sei di loro furono uccisi.

Scrive il vescovo di Cremona: «76 anni fa, il 19 novembre 1941 venivano uccisi in Cina un gruppo di missionari cattolici cui le nostre comunità sono profondamente legate. Le nostre Chiese diocesane e parrocchiali in Italia, la famiglia missionaria del Pime, le comunità cattoliche che in Cina sperimentano, ancor a distanza di tempo, i frutti del loro servizio fino al dono della vita, non possono dimenticare questa pagina di Vangelo vissuto». Continua il vescovo: «Mentre l’accelerazione del cambiamento socioculturale ed economico delinea sempre nuovi scenari sull’orizzonte planetario, il grande e nobile popolo cinese attira l’attenzione di tutti per il ruolo che la Provvidenza certamente gli affida nel presente e nel futuro del cammino verso la pace. In questo spirito di fiducia e stima reciproca, anche l’esperienza cristiana può essere accolta e valorizzata, mentre ne riscopriamo le radici nell’eroico slancio missionario che i nostri sacerdoti hanno profuso in quel delicatissimo contesto».

«L’anniversario della loro morte – conclude monsignor Napolioni - non ci chiama a bilanci né tantomeno a rivendicazioni, ma alla meditazione sul loro esempio, allo studio della loro vicenda, all’imitazione del loro amore a Dio e al prossimo, alla preghiera per il bene di tutti i popoli e le comunità religiose. Compiendo quotidianamente questi gesti, potremo far risplendere la santità della vita e il senso del sacrificio che i nostri missionari hanno compiuto. Dio benedica questa memoria e i frutti che ancora porterà».

Le storie dei sei missionari del Henan sono state da poco raccontate in un libretto, “Martirio in Cina. Come un vaso di nardo” (Pimedit) scritto a quattro mani dai padri Giancarlo Politi e Angelo Lazzarotto, due tra i massimi esperti di Cina oggi nel Pime. Un testo agile e prezioso che colloca il martirio dei sei nel contesto della vicenda del Pime in Cina, durante gli anni turbolenti della Guerra. Anche in Cina la memoria dei sei martiri del Henan rimane tuttora molto viva: a Hong Kong è stato pubblicato un libro su di loro, a cura di altri due missionari del Pimei padri Gianni Criveller e Mario Marazzi. Si intitola “Semi di vita. Vite offerte a Gesù e alla Cina. Profili di martiri del Pime e della Cina in Henan e Shaanxi”. Il volume è edito dalla Hong Kong Catholic Truth Society in due diverse edizioni in ideogrammi semplificati, destinata a lettori della Cina continentale e in ideogrammi tradizionali, per lettori di Hong Kong, Macao e Taiwan. 

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