Papa Giovanni XXIII a Sotto il Monte

In occasione della presenza delle spoglie di San Giovanni XXIII a Sotto il Monte, suo paese natale (27 maggio – 10 giugno 2018), è stato chiesto a padre Giovanni Musi di illustrare i rapporti tra Papa Giovanni e il PIME. Riportiamo il testo.

Mi è stato chiesto da padre Castrese, rettore della comunità PIME di Sotto il Monte, di illustrare i rapporti tra san Giovanni XXIII (25 novembre 1881 - 3 giugno 1963) e il PIME e, in particolare, il motivo storico, le circostanze che hanno fatto sì che papa Giovanni decidesse di donare la sua casa natale ai Missionari del Pime.

  1. 1.Il “cuore missionario” di Angelo Giuseppe Roncalli

Per trattare in modo conveniente questo tema, penso sia opportuno ricordare, sia pure rapidamente, almeno le tappe principali della vita di Angelo Giuseppe Roncalli, in particolare quelle che più lo hanno aiutato a crescere nello spirito e nello zelo missionario. Così possiamo capire perché amava tanto il PIME che, come sapete, è un Istituto esclusivamente missionario, cioè dedicato totalmente all’evangelizzazione dei non cristiani.

Immagino che voi tutti qui presenti sappiate quanto il “Papa della bontà” avesse un cuore autenticamente e profondamente missionario. Era noto alla gente il suo amore alle missioni e la grande stima e ammirazione che egli nutriva per i missionari. Un legame di affetto univa Roncalli fin dagli anni della sua giovinezza all’Istituto per le Missioni Estere di Milano, fondato dal Venerabile Angelo Ramazzotti, che diventerà Pontificio Istituto Missioni Estere nel 1926, quando Pio XI decide di unirlo a un Istituto missionario simile di Roma, il Seminario dei Santi Apostoli Pietro e Paolo per le Missioni Estere, fondato da don Pietro Avanzini, sacerdote romano. Possiamo dire che il nostro Istituto, il PIME, ha radici lombarde e radici romane.

In un’udienza privata concessa un giorno da Giovanni XXIII all’allora Superiore Generale del PIME, Mons. Aristide Pirovano, Papa Roncalli gli confidò: “Sa, sono anch’io del PIME…”. Era un’espressione di affettuosa amicizia, anche se, ovviamente, Angelo Giuseppe Roncalli non era mai entrato nel PIME, ma aveva seguito la vocazione sacerdotale nella diocesi di Bergamo. Era entrato nel seminario diocesano quando aveva appena 11 anni e fu ammesso a frequentare la terza ginnasiale. A proposito: mi piace ricordare che il nostro Istituto finora ha avuto tra i suoi membri circa un centinaio di bergamaschi, tra sacerdoti, fratelli e anche vescovi. Uno di questi vescovi era stato compagno di seminario del giovane Roncalli: si chiamava Flaminio Belotti, di Serina (BG): fu missionario in Cina e vescovo Vicario Apostolico di Nanyang.

Terminato proficuamente il 2° anno di teologia nel seminario di Bergamo, il chierico Roncalli fu beneficiario, con altri due compagni, di una borsa di studio per chierici poveri e si trasferì nel 1901 a Roma per completare il corso teologico nel Seminario Romano dell’Apollinare. Dovette interrompere gli studi per il servizio militare (un anno), poi li continuò fino a conseguire il dottorato in sacra teologia. Era contento della formazione ricevuta nel Seminario Romano, tanto da dichiarare in seguito: “dava ali discrete alla nostra giovinezza e incoraggiava a larghi orizzonti”. Il che significa che nel seminario romano si respirava un’apertura missionaria, universale.

Don Angelo fu ordinato sacerdote il 10 agosto 1904 a Roma, nella chiesa di santa Maria di Monte Santo. Celebrò la Messa il giorno dopo nella basilica di san Pietro. Dopo un breve soggiorno nel paese natale, tornò a Roma per iniziare gli studi di diritto canonico, ma dovette interromperli, essendo stato richiamato in diocesi dal vescovo di Bergamo, mons. Giacomo Maria Radini Tedeschi, che lo volle come suo segretario fino alla morte (+1914). Un segretario che si segnalò per dedizione, discrezione ed efficienza. Il servizio che don Angelo prestò per dieci anni a questo grande vescovo – una figura ricca e complessa – marcò profondamente la personalità del Roncalli, in particolare facendo crescere in lui l’amore ai diseredati, ai deboli, agli oppressi, amore che in realtà egli aveva assorbito fin da piccolo in famiglia. Ecco come si esprime lo stesso don Angelo, alla vigilia della sua ordinazione sacerdotale, scrivendo ai suoi familiari: “Mi faccio prete non per gli onori – guai a me! – ma piuttosto per fare del bene alla povera gente”. La stima e la venerazione che aveva verso mons. Radini Tedeschi è ben rappresentata in quel famoso film del compianto regista Ermanno Olmi “E venne un uomo” (con brani tratti da “Il giornale dell’anima”, il famoso diario di papa Giovanni).

Un episodio, in questo periodo, rimase particolarmente impresso nella memoria di don Angelo: una visita che aveva fatto con il suo vescovo nel settembre del 1910 all’Istituto delle Missioni Estere di Milano, in via Monte Rosa, per la circostanza della consegna del crocifisso a un bel gruppo di missionari in partenza. La partecipazione a quella cerimonia suscitò in lui commozione ed entusiasmo.

Oltre alle mansioni di segretario, svolse anche altri incarichi in diocesi, tra cui l’insegnamento di Storia della Chiesa e Patrologia in seminario e l’esperienza della Casa degli studenti. Pubblicò anche un pregevole studio, un’edizione critica degli Atti della visita apostolica di san Carlo a Bergamo. Scoppiata la guerra, dal 1915 fu cappellano per più di tre anni col grado di sergente, assistette i feriti e si prodigò generosamente nel servizio agli ammalati di tubercolosi, rischiando il contagio.

Una svolta importante nella vita di don Roncalli, che contribuì a rafforzare il suo spirito missionario, si ebbe quando nel 1920 papa Benedetto XV lo chiamò a Roma e gli affidò l’incarico di presidente del Consiglio centrale dell’Opera per la Propagazione della Fede in Italia (1921-1925). Aveva quarant’anni. Più tardi, diventato papa, farà riferimento a quegli anni in questi termini:

“Fu l’inizio di quell’impegno per l’azione missionaria che dal 1921, pur nella crescente variazione dei compiti affidatici, non si arrestò più”.

Durante quel periodo di servizio a Propaganda Fide l’amabile monsignore bergamasco ebbe rapporti con vari missionari, in particolare con un membro eminente del nostro Istituto di cui sarà anche Superiore Generale, il Beato Paolo Manna (1872-1952), già missionario in Birmania e fondatore dell’Unione Missionaria del Clero (oggi PUM), uno dei più grandi promotori della causa missionaria del novecento. Tra mons. Roncalli e padre Manna non mancò qualche divergenza di vedute, ma sempre nella reciproca stima ed amicizia.

Nel 1922 muore il papa Benedetto XV e gli succede Pio XI. Questi destina mons. Roncalli a nuovi compiti, delicati e importanti, che comportano la dignità episcopale. Il 19 marzo 1925, infatti, Mons. Roncalli è consacrato vescovo a Roma, nella chiesa di san Carlo al Corso: sceglie come motto episcopale Oboedientia et pax. È chiamato a svolgere un servizio diplomatico come rappresentante del Papa in alcuni paesi europei.

In quest’arco di tempo il vescovo Roncalli, tessitore abile e paziente di rapporti umani ispirati dalla sua fede e carità profonda, dona e riceve moltissimo. Dona, con la ricchezza della sua umanità, le sue doti diplomatiche, il suo equilibrio, la sua empatia e capacità di ascolto. Ma anche riceve dalle tante persone che accosta, di ogni ceto e religione, dalle più importanti alle più umili, sia sul piano civile che su quello religioso, e custodisce nel suo intimo tutto un patrimonio di esperienze, che gli aprono il cuore e la mente. Sembra proprio che la Provvidenza divina abbia voluto prepararlo degnamente alle responsabilità ancora più alte che lo attendevano.

È prima Visitatore Apostolico in Bulgaria per circa dieci anni. Poi, dal 1934, Delegato Apostolico in Turchia e in Grecia. La Turchia, rimasta neutrale durante la seconda guerra mondiale, vede affluire nel suo territorio numerosi profughi, ebrei e non solo, e mons. Roncalli interviene spesso personalmente in loro favore. Così riesce a salvare migliaia di vite umane (si parla di 24.000 ebrei), grazie all’amicizia con Franz von Papen, cattolico, ambasciatore della Germania ad Ankara.

Nel 1944 è nominato da papa Pio XII Nunzio Apostolico a Parigi. Dovette affrontare problemi scottanti, ma si guadagnò la stima di autorità e semplici cittadini per il suo equilibrio, la sua semplicità e amabilità con tutti. Dalla Francia continuò l’opera in favore degli ebrei, questa volta grazie alla collaborazione di un diplomatico svedese, Raoul Wallenberg. Riuscì a salvare migliaia di ebrei, inclusi centinaia di bambini, dalla deportazione e dalla fine tragica nelle camere a gas.

Il 12 gennaio 1953 Mons. Roncalli è creato cardinale e nominato Patriarca di Venezia. Nell’omelia tenuta nella basilica di San Marco, egli rivela ai fedeli ciò che gli sta più a cuore: Non guardate al vostro Patriarca come a un uomo politico, a un diplomatico, cercate il sacerdote, il pastore d’anime, che esercita tra voi il suo ufficio nel nome del Signore”. È significativa la dichiarazione di un veneziano a riguardo del patriarca Roncalli: "Riceveva senza tante storie anche l'ultimo degli straccioni".

Una data importante per noi del PIME, durante il ministero episcopale del card. Roncalli nella sede patriarcale di Venezia, è il 3 marzo 1958, quando il patriarca, futuro Giovanni XXIII, accompagna a Milano i resti mortali di Mons. Ramazzotti trasferendoli da Venezia. Mons. Angelo Ramazzotti, fondatore dell’Istituto lombardo per le Missioni Estere, era stato predecessore del patriarca Roncalli sulla cattedra di San Marco (dal 1858 al 1861). Le spoglie del Venerabile Angelo Ramazzotti furono collocate definitivamente nella chiesa di san Francesco Saverio, attigua alla Casa madre del PIME in via Monte Rosa. Era presente anche l’arcivescovo Montini, poi cardinale e infine papa col nome di Paolo VI, prossimo santo. Fu nel discorso che proferì in quell’occasione che il card. Roncalli ricordò con gioia ed emozione i suoi incontri di giovane sacerdote con i missionari del nostro Istituto, verso i quali nutriva grande ammirazione e stima. Ecco le sue parole:

“Nelle conversazioni confidenti con alcuni degli anziani tornati dai campi di evangelizzazione, potei gustare la gioia di quegli incontri… Mi sentivo preso da una edificazione e da una tenerezza ineffabile… che educava il mio spirito all’ammirazione e all’interessamento più vivo per chi si sentiva chiamato [alla vita missionaria, ndr] e rispondeva correndo per quella via audace e misteriosa”.

Infine, in età già veneranda, a 77 anni, il 28 ottobre 1958 il cardinal Roncalli è eletto Papa nel conclave che segue alla morte di Pio XII, e prende il nome di Giovanni XXIII[1]. È il 261° vescovo di Roma. Il giorno dell’incoronazione (oggi si direbbe: “inizio del ministero petrino”), il 4 novembre, ribadì quanto aveva espresso a Venezia, all’inizio del suo ministero come patriarca, e cioè che anche come papa voleva essere soprattutto un pastore. Il pontificato del “Papa buono” o “Papa della bontà” sarà ricordato soprattutto per l’iniziativa, veramente audace e memorabile, di indire il Concilio Ecumenico Vaticano II. L’annuncio fu dato nella basilica di San Paolo fuori le Mura il 25 gennaio 1959 e l’apertura fu celebrata l’11 ottobre 1962. Ricordate il famoso “discorso della luna”?

  1. 2.Giovanni XXIII e la presenza del PIME a Sotto il Monte (custodia della casa natale e Seminario missionario)

E ora rispondiamo alla domanda: qual è stato il motivo ‘storico’, le circostanze che hanno fatto sì che Papa Giovanni decidesse di affidare alla custodia dei Missionari del Pime la sua casa natale di Sotto il Monte?

Premetto che papa Giovanni è rimasto sempre molto affezionato alla sua terra, Sotto il Monte, che a quel tempo era poco più che un villaggio. Là era nato, quarto di tredici figli, il 25 novembre 1881, in un cascinale sito nella contrada Brusicco. Fu battezzato la sera dello stesso giorno nella chiesa di Santa Maria di Brusicco, dove riceverà, nel 1889, anche la prima Comunione (la Cresima l’aveva ricevuta un mese e mezzo prima a Carvico, il 13 febbraio). Papa Roncalli si adoperò poi, negli anni '60, perché fosse restaurata non solo la chiesa di Brusicco, ma anche la chiesa parrocchiale di Sotto il Monte e innalzato un campanile.

Parroco di Sotto il Monte era a quell’epoca lo zelante mons. Pietro Bosio il quale, guarda caso, era cugino di un missionario bergamasco del PIME, padre Giulio Brugnetti, di Sorisole (BG). L’Istituto stava accarezzando l’idea di costruire proprio a Sotto il Monte una casa di formazione per i futuri missionari del PIME, e fu proprio il parroco mons. Bosio che, su suggerimento del cugino missionario padre Brugnetti, ne parlò al Santo Padre. Papa Giovanni fu subito entusiasta del progetto di “arricchire spiritualmente il suo paese natale con la casa di una comunità missionaria e […] offrì al PIME – che già ci aveva pensato per conto suo – l’occasione di aprirvi un seminario per la formazione dei futuri missionari”[2], proprio nel terreno dove sorgeva la sua casa natale. Questa, però, non era mai stata proprietà dei Roncalli, ma apparteneva, con le casette e i campi circostanti, a vari proprietari. Perciò bisognava riscattare tutto il cascinale, che la famiglia Roncalli aveva lasciato fin da quando Angelino era entrato in seminario, per trasferirsi in un nuovo edificio, dall’altra parte della strada.

Purtroppo i primi tentativi fatti in questo senso presso i proprietari del cascinale non ebbero buon esito. La proposta del seminario missionario a Sotto il Monte fu accolta favorevolmente dal vescovo di Bergamo, mons. Piazzi, che però pose come condizione che il PIME accettasse nello stesso tempo l’incarico di acquistare e accudire la casa natale del Pontefice, anche se il seminario si fosse costruito altrove. Si voleva in questo modo evitare che cadesse in mano a privati, ma fosse presa in carico da un istituto religioso che la custodisse e conservasse degnamente. L’idea del seminario missionario venne così a unirsi con quella del riscatto e della conservazione della casa natale di papa Giovanni[3].

Il 5 marzo 1962 il Santo Padre ricevette in udienza i superiori del PIME. Volle esaminare il progetto di costruzione del seminario e i tre possibili terreni proposti per l’edificio. Dopo una breve riflessione, scelse quello adiacente alla sua casa natale e non mancò di manifestare la sua gioia:

“Con intimo gaudio dell’anima ho salutato e accolto la vostra proposta di erigere un seminario per le missioni a Sotto il Monte, proprio accanto ai luoghi a me più cari. È stata la proposta più bella che abbia ricevuto, e sono tanto contento di poter contribuire ad attuarla, per l’amore che porto alle missioni”.

Pochi giorni dopo l’udienza, il 12 marzo 1962, il papa precisava l’entità del suo contributo per l’opera, in una lettera autografa inviata al Superiore Generale del PIME, P. Augusto Lombardi. Dopo aver ricordato l’atto di fondazione dell’Istituto lombardo per le Missioni Estere e il suo impegno missionario a Propaganda Fide, così scriveva:

“Dispongo pertanto che dal mio fondo personale venga prelevata la somma di cento milioni di Lire Italiane e trasmessa ai PP. della Congregazione del PIME per l’acquisto del complesso vecchio edilizio che racchiude l’antica casa natale e dimora del Papa futuro per i primi dieci anni della sua vita: gli unici che egli trascorse ininterrottamente a Sotto il Monte. Voglia il Signore benedire e gradire il voto che nelle adiacenze sorga al più presto, fiorisca e si sviluppi lo studentato missionario, […] a dilatazione felice del regno di Cristo nel mondo”.

L’umile casa dove Angelo Giuseppe Roncalli era nato e dove aveva dimorato ininterrottamente per dieci anni, era molto cara a papa Giovanni (potete immaginare quanti bei ricordi!) e non voleva che andasse in mano a chicchessia. Ecco perché intervenne con un suo contributo generoso all’Istituto per riscattare tutto il cascinale, che egli nella lettera chiama “complesso vecchio edilizio”, in modo che l’Istituto ne diventasse proprietario e così ne assicurasse la custodia, la manutenzione e la valorizzazione.

Finalmente le trattative con la quasi totalità dei proprietari[4] del “complesso vecchio edilizio” giunsero a buon fine e il PIME poté finalmente acquistare il cascinale e il terreno circostante. Si giunse così al 18 marzo 1963: in questa data fu lo stesso Santo Padre, quando mancavano meno di tre mesi alla sua morte, che benedisse nella Sala Clementina del Vaticano la prima pietra del nascente edificio. Nel discorso tenuto in quell’occasione davanti a un folto gruppo di cardinali, vescovi, missionari e fedeli, usò espressioni di paterno affetto e sollecitudine. Ecco le sue parole:

“La popolazione di Sotto il Monte, più ancora che di aver dato i natali a un successore di San Pietro, si allieti che tra i suoi campi e nelle sue vigne il Signore si sia degnato di predisporre la preparazione di futuri missionari. Si allieti di custodire tra l’ampio diradare dei suoi colli un faro di luce missionaria, dei cuori pulsanti di amore per Iddio e per le anime, palpiti di slancio impaziente che battono all’unisono col cuore del Papa. […] Per tutta la Chiesa questo rito di universale significazione dia avvio a una nuova sempre più rinvigorita circolazione di carità missionaria che, con ardore nuovo e con tutti i mezzi di cui la saggezza umana e cristiana vuole servirsi, vada diritto al cuore delle genti”.

Già sul letto di morte, ai suoi fratelli venuti a trovarlo, ebbe a dire:

“Parto contento da questa terra, pensando che dal mio piccolo paese partiranno tanti missionari per portare al mondo Gesù e il suo amore”.

Un altro ricordo, bello e commovente, che riguarda il nostro Istituto, ci è stato trasmesso da mons. Loris Capovilla, appena due giorni dopo la morte del “Papa buono” (3 giugno 1963), una morte santa che commosse il mondo:

“Quanto amava voi del PIME Papa Giovanni! Il giorno del viatico, al cardinale Agagianian che gli ricordava il seminario in costruzione a Sotto il Monte, gli occhi splendenti di letizia, soggiungeva: «Sul punto di morire, quanto mi consola il pensiero che nel mio villaggio nativo si prepareranno dei giovani missionari docili all’invito del divin Maestro!». E ancora una volta benediceva l’Istituto”.

I lavori per la costruzione del seminario voluto da papa Giovanni iniziarono nella primavera del 1963, sotto la direzione dell’Ing. Aldo Invitti, e proseguirono alacremente. La vecchia casa natale fu conservata com’era, salvo alcune riparazioni e rinforzi e il rifacimento del tetto. La cerimonia di inaugurazione del seminario missionario ebbe luogo il 30 ottobre 1965, mentre si svolgeva a Roma la sessione conclusiva del Concilio Ecumenico Vaticano II. Vi fu un grande concorso di fedeli e la partecipazione dei cardinali Giovanni Colombo arcivescovo di Milano, inviato speciale di Paolo VI (già al suo terzo anno come successore di Giovanni XXIII sulla cattedra di san Pietro), Giovanni Urbani patriarca di Venezia e l’arcivescovo-vescovo di Bergamo mons. Clemente Gaddi. La cerimonia fu introdotta da una veglia di preghiera[5] nella chiesetta di Santa Maria di Brusicco, dove era stato battezzato Angelo Giuseppe Roncalli. Poi il corteo si avviò verso la casa natale e verso la chiesa. Al termine della cerimonia religiosa di inaugurazione e benedizione del seminario missionario, un ristretto numero di invitati prese posto nell’aula magna del seminario, per ascoltare la conferenza commemorativa di Papa Giovanni tenuta da mons. Capovilla, suo ex-segretario. A conclusione della giornata, parlò il cardinale Giovanni Urbani, patriarca di Venezia.

E ora, per concludere, una nota dolente e una parola di speranza.

La nota dolente: il seminario missionario, tanto voluto e amato da Papa Giovanni, esiste ancora, ma solo come edificio, purtroppo, adibito ad altri usi. Era infatti rimasto nel 1990 con un solo seminarista, che fu trasferito a Monza, e così il seminario di Sotto il Monte fu chiuso.

L’edificio è attualmente utilizzato, come si sa, per ospitare un cero numero di migranti. Questa soluzione, a mio parere, è saggia. Infatti, dato che l’edificio era rimasto vuoto, l’averlo utilizzato per ospitare migranti è un atto di carità che anche Papa Giovanni, immagino, avrà approvato dal cielo. Anziché lasciar l’edificio abbandonato, è meglio utilizzarlo per un’opera di bene.

Come mai o per quale ragione l’edificio che era stato concepito come casa di formazione dei futuri missionari, ora non è più seminario? La ragione è semplice: è noto a tutti che le vocazioni in Italia scarseggiano, sia quelle sacerdotali, sia quelle missionarie. Il nostro Istituto non ha più i seminari minori, cioè le case di formazione di scuole medie e liceali, come era il seminario di Sotto il Monte. Tuttavia si continua a fare animazione vocazionale sia al nord che al sud della nostra patria, ma i risultati sono piuttosto scarsi. In media entrano nel seminario di Monza per la filosofia uno o due italiani all’anno, dopo che l’animatore vocazionale li ha accompagnati spiritualmente per qualche anno, rimanendo fuori, nella propria famiglia.

Questa, dunque, quella che io chiamo la nota dolente. Dunque non c’è nessuna speranza? Niente affatto: la speranza c’è ed è viva. E su che cosa si fonda? Si fonda sul fatto che il Signore continua a chiamare gli operai per la sua vigna. Solo che il Padrone della vigna chiama giovani per la missione non solo in Italia, ma in varie parti del mondo. I nostri seminaristi a Monza, attualmente una quarantina o poco più, provengono nella quasi totalità dall’Asia (India, Filippine, Myanmar, Thailandia…), dall’Africa (Guinea-Bissau, Camerun, Costa d’Avorio…), dall’America Latina (Brasile, Messico…), insomma dalle nostre missioni, dove il PIME ha lavorato e lavora attualmente. L’Istituto ha cambiato volto: da italiano è diventato internazionale.

Il PIME continua ad essere presente a Sotto il Monte, custodisce la casa natale di san Giovanni XXIII, accoglie i pellegrini che continuano a visitare i luoghi dove Angelo Giuseppe Roncalli ha vissuto ininterrottamente i primi dieci anni della sua vita e dove è tornato varie volte da vescovo e da cardinale. Aveva promesso che vi sarebbe tornato anche da Papa (“o vivo o morto”). Ora, grazie alla benevolenza di papa Francesco, la promessa è mantenuta: la salma di san Giovanni XXIII è a Sotto il Monte, per la venerazione dei fedeli, dal 27 maggio al 10 giugno.

I missionari del PIME continuano a seminare la Parola di Dio, accogliendo i pellegrini qui a Sotto il Monte e prestando volentieri il loro servizio, quando sono chiamati, nelle parrocchie vicine. Dobbiamo continuare a pregare, chiedendo l’intercessione di san Giovanni XXIII perché il Signore mandi operai nella sua messe, prendendoli da dove vuole, dall’Italia e da altre parti del mondo. Noi missionari continuiamo a darci da fare, come docili strumenti dello Spirito per l’avvento del regno di Dio nel mondo. Sappiamo infatti che il Protagonista dell’evangelizzazione è lo Spirito Santo. È lui che tocca i cuori e spinge alla fede e alla conversione per la salvezza.

P. Giovanni Musi, PIME

Sotto il Monte, 3 giugno 2018

55° anniversario della morte di san Giovanni XXIII

 


[1] Nel secolo XV, all’epoca del cosiddetto “scisma d’Occidente”, c’era stato un Giovanni XXIII, ma era antipapa.

[2] Discorso tenuto dal vescovo mons. Aristide Pirovano, allora Superiore Generale del PIME, all’inaugurazione del seminario di Sotto il Monte nel 1973, a 10 anni dalla scomparsa di papa Giovanni (pubblicato in “Casa Natale Papa Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG)”, supplemento di Missionari del PIME, aprile 1999, p. 9).

[3] Cfr. Idem, p. 10.

[4] Diciamo “la quasi totalità”, perché in realtà uno dei proprietari, il sig. Chiappa, si rifiutò di vendere la propria casetta, dove continuò a risiedere. Il PIME rispettò la sua decisione e lo lasciò in pace. Il problema fu risolto quando, qualche anno più tardi, arrivò dal Brasile a Sotto il Monte un missionario del nostro Istituto, padre Cesare Corneo, che strinse rapporti di amicizia con il sig. Chiappa. Questi si decise finalmente a vendere la sua casetta al PIME e a trasferirsi altrove.

[5] La veglia di preghiera, che aveva come titolo “Per una nuova Pentecoste”, fu composta da padre David Maria Turoldo (1916-1992), teologo, scrittore e poeta, grande amico del PIME.

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