INDIA 0211 Pime Mercy Home 12

Inaugurata lo scorso 9 febbraio a Taloja, a pochi chilometri da Mumbai, la prima “Casa della Misericordia” del Pime.

Padre Rayarala Vijay Kumar, superiore regionale del Pontificio istituto missioni estere in India, dice che “sarà il luogo in cui il Pime potrà organizzare e coordinare molte altre opere a vantaggio degli ultimi e dei più poveri della società. Qui vogliamo mostrare il volto misericordioso del Padre che è buono e generoso con tutti, a prescindere dal credo e dalla casta”.

La nuova struttura è una costruzione a due piani, composta da 24 stanze doppie (per 48 ospiti in tutto) e un grande salone al piano terra. La cerimonia d’inaugurazione e benedizione si è svolta alla presenza di quasi 500 persone, tra le quali molti amici, volontari e dipendenti delle strutture fondate dai sacerdoti. La messa è stata presieduta da p. Ferruccio Brambillasca, superiore generale del Pime, che ha ricordato come il nuovo centro nasca “in risposta all’invito di papa Francesco che nel 2016, durante il Giubileo straordinario della Misericordia, ha chiesto a tutti noi cristiani di dare vita a Monumenti di misericordia”. Egli ha ricordato che la Misericordia di Dio chiede anche a noi di essere misericordiosi. L'uomo misericordioso è colui che ha attenzione verso l'altro, che lo accoglie e lo rispetta.

Insieme al superiore, anche p. Carlo Torriani, missionario in India fin dal 1969 e tra i primi a rendersi conto dell’urgenza di curare la popolazione affetta dalla lebbra e assistere i bisognosi. Dai suoi sforzi sono nati la “Lok Seva Sangam” (Lss, Società per il servizio del popolo), un’associazione che opera nelle baraccopoli della metropoli e oggi è diretta da laici indiani, lo “Swarga Dwar” (Porta del cielo), un dispensario per i lebbrosi, e la cappella-ashram “Shanthi Sangam”, una sala interreligiosa per il ritiro e la preghiera.

Adesso, racconta p. Torriani, “c’è anche questo nuovo centro. Si trova nello stesso compound dello Swarga Dwar. Abbiamo voluto apposta che fosse così, per consentire un contatto più diretto con i malati”. Proprio per questo, dice p. Rayarala, “nella nuova struttura manca la cucina. Malati e sani mangeranno insieme nel refettorio del lebbrosario”. Questa sorta di convivenza forzata, spiega il sacerdote, “vuole offrire l’occasione perfetta per condividere davvero la nostra vita con i malati, non solo a parole, ma nei fatti. Sarà un luogo di preghiera e spiritualità per quelle persone che sono alla ricerca della verità e vogliono offrire il loro tempo, lavoro e energie ai settori più emarginati della società”.

La Pime Mercy Home “vuole essere un ponte” tra le religioni e per far conoscere le condizioni di vita dei lebbrosi e abbattere allo stesso tempo la diffidenza che circonda i malati del morbo di Hansen. 

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