Quanto sia ancora via la memoria di fratel Felice Tantardini (1898-1991) nel suo paese natale, Introbio, si è visto – ancora una volta - ieri sera, durante la presentazione della nuova edizione dell’autobiografia del missionario del Pime, dal titolo “Il fabbro di Dio. Con rosario e martello. Missionario in Birmania. Autobiografia, lettere e testimonianze”, pubblicata in questi giorni dalla Emi nella collana dell’Ufficio storico del Pime.

Il teatro dell’Oratorio S. Giovanni Bosco ha visto una buona partecipazione popolare all’evento, cui hanno partecipato il responsabile della Comunità pastorale Madonna della neve, don Marco Mauri, il sindaco del paese Adriano Airoldi, Gerolamo Fazzini, giornalista e consulente per la comunicazione del Pime e don Marco Gianola, premanese, collaboratore dell’Ufficio per le Cause dei Santi Diocesi di Milano.

Don Mauri ha ringraziato la “Commissione Fratel Felice” che ha lavorato sodo in questi mesi per arrivare alla pubblicazione del volume, sia sensibilizzando i compaesani a sostenere il costo economico dell’iniziativa quanto nel trascrivere le lettere di Fratel Felice. Una speciale menzione è andata al professore Marco Sampietro, che ha seguito da vicino, in collaborazione con Fazzini, l’edizione del volume. Il Sindaco si è complimentato con i promotori dell’iniziativa, auspicando che, grazie al volume, la figura di fratel Felice possa essere conosciuta anche al di fuori dei confini della Valsassina.

Sulla stessa linea l’intervento di Fazzini, il quale ha sottolineato come la ripubblicazione dell’autobiografia di fratel Felice vada considerata un punto di partenza e non di arrivo di un’opera di sensibilizzazione e animazione missionaria che può e deve coprire il territorio nazionale. In veste di consulente per la comunicazione del Pime ha poi spiegato che l’istituto valorizzerà la figura del missionario introbiese, a lungo attivo in Birmania, nell’anno sociale 2017-2018, che sarà dedicato al rilancio della figura del missionario laico.

Ma veniamo al libro. Il volume in questione (192 pagine + 16 di inserto fotografico) si apre con una presentazione di padre Giovanni Musi, Postulatore Generale del Pime (è lui che sta seguendo la causa di canonizzazione di fratel Felice); segue un contributo di don Marco Gianola.

Il libro esce in una circostanza particolare, ossia a distanza di 25 anni dalla morte del Servo di Dio fratel Felice Tantardini vengono ripubblicate, rivedute e corrette, le sue memorie autobiografiche uscite per la prima volta nel 1972 e ristampate nel 1994. Scopo dell’iniziativa è di far conoscere la figura, l’opera e la spiritualità del Servo di Dio, comprende l’autobiografia “Il fabbro di Dio” scritta dal Tantardini per ordine di mons. Alfredo Lanfranconi, suo vescovo a Toungoo, oltre ad una raccolta di lettere e testimonianze, tematizzate e contestualizzate, che permettono di apprezzare le qualità umane e professionali nonché toccare con mano le virtù cristiane e la santità di vita di fratel Felice.

Felice Tantardini - lo ricordiamo - è stato in Birmania (oggi Myanmar) dal 1922 sino alla morte, lavorando come fabbro, ma anche come muratore, falegname e idraulico. Le sue capacità e la sua dedizione lo resero popolare in tutto il Paese. Tornò in patria una sola volta, nel 1956. Nel 1973 gli fu conferito dallo Stato italiano il titolo di «Maestro del Lavoro». 

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