Francesca Bellotta è una volontaria laica, in missione per conto dell’Alp (Associazione laici Pime) a Yagoua, nel Nord del Camerun. In questa lettera scritta il 14 aprile, alla vigilia di Pasqua, racconta i suoi sentimenti e impressioni in questa prima fase della sua esperienza missionaria.

 

 

Carissimi amici, carissime comunità (Rogoredo, Alp e Pime, Cum), carissimi tutti, sono già passati 3 mesi dal mio arrivo qui a Yagoua nell’Estremo Nord del Cameroun.

E’ tanto tempo che voglio scrivervi e prometto che lo farò presto per raccontarvi di questo primo periodo, ma vi prego di avere pazienza perché non è facile farlo, per tante ragioni. Innanzitutto trovare l’ispirazione giusta per riuscire a mettere nero su bianco quello che sto vivendo, le gioie, le fatiche, le sensazioni, le emozioni. Non voglio che ciò che vi scrivo sia una semplice lista di cose che faccio o che mi accadono, desidero che ci sia il cuore dentro. Come penso potrete immaginare è stato un periodo molto intenso, tutto è nuovo, il paese, la lingua, sono lontana da casa, dalla famiglia, dagli amici, dalla mia comunità, tutte figure molto importanti per me, che mi hanno sempre sostenuta e accompagnata nei momenti belli e felici e in quelli più difficili e faticosi, perlomeno è così che io mi sono sentita in tutti questi anni.

Ma oggi è Venerdì Santo, tra 2 giorni sarà Pasqua e non potevo non farmi sentire, non arrivare a voi per farvi i miei auguri.

Non posso certo negare che tutti voi mi mancate, chi mi è più vicino e mi conosce bene sa quanto io sia legata ai rapporti con le persone, quindi in questo primo periodo in questa nuova terra è difficile non sentirsi parte di qualcosa, non sentirsi legata a una comunità. Qui a Yagoua non ho la possibilità di frequentare sempre la stessa parrocchia non ho la possibilità di girare liberamente da sola, di esplorare, di conoscere il luogo e la gente, di perdermi tra loro. Ogni più piccolo spostamento deve essere sempre accompagnato da un militare e questo limita tutto, in particolare la conoscenza con l’altro, con i fratelli e sorelle dai quali sono venuta per condividere un pezzo di cammino. Nel profondo del mio cuore spero che vista la situazione ci vorrà solamente molto più tempo ma che un giorno tutto questo possa accadere.

Mi piace pensarci uniti nella preghiera, in comunione fraterna, voi da lì (o da qualsiasi parte del mondo in cui vi trovate in questo momento) e io da qui.

Vorrei condividere con voi quello che ho vissuto ieri durante la celebrazione del Giovedì Santo e i pensieri che mi sono derivati da ciò, le domande, gli spunti di riflessione.

Ieri sono andata alla celebrazione del Giovedì santo in Cattedrale, e l’area tutta intorno era piena di ragazzi, ragazze, bambini, adulti, per la maggior parte tutti catecumeni, che vivranno insieme per questi 3 giorni, per poi ricevere il sacramento del Santo Battesimo durante la Messa Vigliare di Pasqua. Sto parlando di quasi 500 persone, quindi la notte di Pasqua ci saranno quasi 500 Battesimi (più altri 100 nella Chiesa di St. Paul), vi lascio immaginare quanto tempo potrà durare la Messa.

Non voglio offendere nessuno con quello che sto per scrivere, è solo un pensiero che mi è balzato subito alla mente, vorrei che fosse uno spunto di riflessione, io per prima alzo la mano rispetto alla domanda che sto per fare. Ammetto che solo da grande ho imparato ad apprezzare e ad amare la bellezza del Triduo Pasquale, della Messa del Sabato Santo e il dono immenso che rappresenta per noi la Santa Pasqua, ed ho ancora così tanto da imparare, così tanta strada da percorrere.

Quanto il nostro essere sempre di corsa, di fretta, si è radicato in noi così in profondità, tanto che alla celebrazione della Veglia Pasquale (che è notoriamente una “Messa lunga”) chi può dire di non aver mai pensato “ah, dai, quest’anno non ci sono Battesimi, finiamo prima!” Gesù ha donato la sua vita per noi e noi assorbiti e presi dal quotidiano e dalla “mancanza di tempo” non possiamo dedicare 2, 3, 4 ore a Lui? Perché siamo arrivati a questo? Perché non siamo capaci di “fermarci” o semplicemente di “stare”?

Con questo non voglio dire che debbano esserci sempre Messe che durano ore e ore, ma in qualche occasione si può fare un’eccezione senza che questo venga considerato un peso.

Il fatto è che questo essere “limitata” in tutto mi fa sentire il desiderio di esserci, di viverLo nella Sua casa per sentirmi più vicina a Lui, anche se vi assicuro che Lui non perde occasione nei miei momenti di fatica di farmi sentire, in qualsiasi posto io sia, che Lui c’è.

Ma capisco e vivo anch’io la difficoltà, soprattutto in questa terra dove noi “stranieri” veniamo accolti, non sempre è facile stare e partecipare per ore intere, in particolare quando non si capisce una parola di quello che viene detto (difficilmente o quasi mai la Messa è solo in francese - e anche in questo caso non riesco ancora a capire proprio tutto).  Le volte che non è completamente in lingua è un po’ in francese e un po’ in lingua e l’omelia a parte qualche rarissimo caso viene interrotta dopo ogni piccola frase per permetterne la traduzione.

Ma non sempre le cose belle sono facili, anzi… spesso richiedono fatica, magari sofferenza, forse per poterle poi apprezzare di più!

Comunque domani sera insieme a Fabio e Ottorino (i fratelli del Pime con i quali vivo) parteciperemo alla Messa di St. Paul, ci accontenteremo della celebrazione con circa 100 Battesimi.

Ho questo desiderio, vorrei che tutti insieme pregassimo perché durante la celebrazione non solo della Messa del Giovedì Santo, ma durante qualsiasi Messa per i cattolici, durante qualsiasi tipo di celebrazione per qualsiasi persona, qualunque sia il suo credo e la sua fede, non debba esserci dietro di noi un militare con in mano un mitra a protezione nostra o di chicchessia.

Utopia? Ovviamente non ho una risposta, ma voglio pregare per questo.

Dio ci ha donato suo Figlio, e nostro Signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio è morto per noi in croce per salvarci dal peccato. Lui ha fatto tutto questo solo per noi. Noi possiamo quantomeno impegnarci a pensare di fare qualcosa per Lui?

Mi rendo conto che sono stata certamente confusionaria e prolissa come al mio solito, vi chiedo scusa, non ho studiato per parlare di Lui, ho solo cercato di esprimere in parole quello che mi usciva dal cuore.

Faccio con il cuore a ciascuno di voi gli auguri più cari e sinceri per questa Santa Pasqua di Risurrezione. Che il Signore Risorto possa accompagnarci sempre in ogni istante della nostra vita.

Mi sento di fare lo stesso augurio anche alle persone non credenti che riceveranno questa lettera, perché nel cuore sento che è giusto così.

Vi saluto e vi abbraccio tutti. Con affetto

 

Francesca

 

 

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