L’anno dedicato ai missionari laici ha avuto una solenne apertura anche presso la casa Pime di Gaeta. Sabato 28 ottobre, nel Santuario SS. Trinità alla Montagna Spaccato, è stata celebrata dal rettore della casa una Messa vespertina, al termine della quale ha preso la parola fratel Marco Monti, membro della direzione generale dell’istituto.

Fratel Monti, uno dei 23 missionari laici del Pime, ha raccontato brevemente la sua storia, cominciando dall’inizio della sua vocazione missionaria maturata nella comunità ecumenica di Taizé. «Lì – ha spiegato fratel Marco - mi è nata la tensione alla missione ad gentes ed è per quello che mi sono avvicinato al Pime, avendo deciso di dedicate la vita alla missione».

Dopo il necessario periodo di formazione, fratel Monti è stato inviato in Asia, prima in Cambogia, quindi in Thailandia. «In Cambogia seguivo una serie di progetti di sviluppo, in un periodo in cui il Paese cercava di risollevarsi dopo l’epoca tragica di Pol Pot; erano principalmente progetti realizzati in villaggi, a servizio di donne e bambini».

Successivamente fratel Marco è stato trasferito in Thailandia, dove ha operato per 14 anni. Ciò ha significato un nuovo cambiamento di cultura, lingua (il thai è un idioma molto complesso), abitudini... «La Thailandia è un paese – spiega fratel Monti - in cui i cristiani una percentuale ridottissima della popolazione. Il Paese è intriso di cultura buddhista che impregna la mentalità della gente».

Egli stesso ne ha fatto esperienza perché, nel centro dove prestava servizio (un centro per ragazzi disabili e con problemi di vario genere, ai quali si cerca di dare una possibilità di essere attivi nella società) ha toccato con mano quanto la mentalità del “kharma” condizioni anche la visione dell’handicap. «In Thailandia è radicatissima l’idea che, se si vive in una condizione negativa, il motivo è che si deve “pagare” per aver compito qualcosa di sbagliato compiuto nella vita recedente. Per noi cristiani, invece, la vita è un dono e va vissuta in pienezza».

Dei 60-70 ospiti del centro, solo un bambino era cattolico, ha spiegato fratel Marco: del resto, in quella zona del Paese, nel nord, su 170 mila persone i cattolici erano solo 120. «In un contesto del genere – ha concluso – data la distanza culturale era molto più efficace un dialogo della vita, una testimonianza di carità gratuita che non altro. In questo ho trovato un senso alla mia presenza come missionario laico».

Successivamente, con la benedizione e taglio del nastro, da parte di fratel Marco, è stata aperta la mostra “Martello, rosario e pipa”. Numerosa la partecipazione di devoti del santuario e amici del PIME. All’uscita della chiesa è stata distribuita la preghiera composta per l’occasione, mentre nella mostra sono stati messi a disposizione dei visitatori lo speciale di Mondo e Missione e il sussidio sull’esposizione.

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