«Nel cuore di Pechino, in un quartiere affollato di macchine, motorini, biciclette e pedoni. Dentro una stradina sconnessa si infila un furgoncino e quando parcheggia ne scende una comitiva festante e rumorosa. Sono i ragazzi del centro Huiling, una delle più importanti onlus cinesi impegnata in progetti di sviluppo a favore di persone portatrici di handicap mentali.

Con loro c’è un occidentale coi capelli castano scuro, il viso un po’ smagrito e la faccia da ragazzo. Tutti lo chiamano Franco, sanno benissimo che è un prete, ma prima di tutto è il loro amico italiano».
Comincia così l’articolo che questa settimana la rivista “Credere” della San Paolo dedica a padre Franco Bellati, missionario del Pime in Cina: un ampio servizio, corredato da fotografie intense. 41 anni, originario di Premana, un paese di montagna in provincia di Lecco, è stato ordinato prete nel 1999. Da quattro anni vive in Cina e si prende cura di persone con disabilità intellettiva. Da poco, dopo aver passato tre anni a Pechino, è stato trasferito a Canton, in un altro centro della ong “Huiling”, per continuare la sua opera in una piccola comunità agricola dove ci sono una decina di ragazzi disabili. «Questo è quello che ho scelto di fare, ed è qui che voglio rimanere, in mezzo a queste persone un po’ speciali». Il servizio di “Credere”, firmato da Stefania Culurgioni, spiega che «il disabile fisico in Cina è sempre stato considerato una persona deforme, una fonte di imbarazzo, qualcuno di cui vergognarsi, da tenere nascosto. I disturbi psichiatrici sono sempre stati considerati tipici dei Paesi occidentali capitalisti e, tuttavia, con la crescita economica, sono aumentate proprio le patologie dovute allo stress: disturbi di ansia, dell’umore, del comportamento, depressione, bipolarismo, tanto che una persona su cinque ne soffre. Per non parlare, infine, della disabilità mentale che, in Cina, è sempre stata associata con la sfortuna, come un marchio del destino. Le persone che ne erano affette, fino a poco tempo fa, erano costrette a fare vite nascoste e penose». Tutto questo rende, insomma, ancor più profetico il lavoro di quanti –
come padre Bellati, ma anche un suo anziano confratello, Giosuè Bonzi – si chinano sui disabili e ne condividono la vita.Padre Bellati lavora presso la ong Huiling, una delle più affermate nella cura dei disabili in Cina. «Questa organizzazione – spiega - si rivolge a portatori di handicap mentale ma in un modo diverso: vuole aiutarli ad avere una vita attiva nella società, il più possibile normale, fatta di gioie e sofferenze, desideri e successi, decisioni da prendere e scelte da fare». «La mia giornata comincia alle sei con la preghiera», continua padre Franco, «poi si comincia il lavoro. A Pechino si facevano delle attività insieme, a Canton ci occupiamo della fattoria. Lo scopo della mia vita qui è vivere il Vangelo, cercare di fare del bene, anche perché spesso i ragazzi provengono da situazioni di degrado ma sanno che la Chiesa è un posto dove sei accolto». Però non tutto è facile: «Questa è una società non cristiana», dice padre Franco, «e io non sono qui per fare proselitismo. Sono qui solo per vivere la mia fede e i miei valori. Non cerco di convincerli a diventare cattolici come me, mi interessa solo che godiamo insieme della vita. È vero che ci sono persone che negli anni sono andate a fare il catecumenato e si sono battezzate, ma questa è l’opera di qualcuno più grande sopra di noi».

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