La Comunità missionarie laiche si racconta: la parola ad Antonella Marinoni

L’anno dedicato dal Pime alla riflessione e preghiera per la vocazione dei missionari laici si è concluso sabato scorso 22 settembre con la tavola rotonda che ha suggellato il finale della tre giorni teologica sul tema “Noi, popolo di Dio: laici per la missione”, che si è tenuto al seminario del Pime di Monza.

 

Nel corso della tavola rotonda, Antonella Marinoni ha ripercorso la nascita, alla fine degli anni Ottanta, della Comunità missionarie laiche (Cml), una associazione privata di fedeli, dipingendo le fondatrici come «donne laiche che hanno sentito la possibilità di esprimere un progetto di vita all’insegna della fraternità e dell’impegno per la missione ad gentes».

La Cml, ha ricordato Antonella, deve molto, specie nei primi tempi, al Pime e alle Missionarie dell’Immacolata che hanno accompagnato la fase di discernimento, esplorando «la possibilità di essere sorelle in modo diverso».

Parlando della sua esperienza, Marinoni ha raccontato come la sua esperienza personale di missione in Guinea Bissau abbia segnato profondamente il suo cammino di fede. Da lì, grazie anche all’amicizia con padre Davide Sciocco il passo per l’ingresso nella nascente Cml è stato breve.

«Quello che molto mi ha colpito di questa avventura – ha ricordato – è stato il fascino di un’esperienza che nasceva dal basso, come la ricerca di una forma di sequela personale. Un po’, ha aggiunto, come la pipa di fratel Tantardini, che rappresenta l’immagine della particolarità di ogni vocazione».

All’inizio, ricorda, non è stato facile per la Cml trovare piena cittadinanza nella Chiesa: «Ci venivano spesso fatte notare le “mancanze”, ossia il fatto di non avere i voti, di non essere religiose… Solo col tempo siamo state apprezzate nella logica della varietà dei carismi».

L’esperienza sul campo per Antonella è durata poco, in Cambogia, mentre la Cml si allargava anche a Camerun e Perù. Intanto si andava sempre più definendo anche la consapevolezza del proprio carisma: «Tre parole-chiave ci hanno plasmato: incarnazione, intercessione e compassione».

Rileggendo la storia della presenza Cml in missione, Antonella ha evidenziato come la presenza in contesti diversi abbia arricchito la vita e l’esperienza della Cml: «in Camerun (dove siamo impegnate nella sanità e nella pastorale..) abbiamo sempre lavorato inserendoci in équipe guidate da leader locali. Questo ci ha fatto imparare molto i valori della corresponsabilità e condivisione».

Altra esperienza molto forte in Perù: «Lì abbiamo avuto una accoglienza positiva da parte della Chiesa locale, persino sorprendente, abbiamo percepito che la nostra esperienza poteva essere riconosciuta come un dono, un contributo per la Chiesa locale».

In Cambogia la vita della Cml è stata ed è segnata dall’incontro con la fragilità e la precarietà: «Quello cambogiano è un popolo molto provato e questo ci ha aiutato a capire meglio l’autentico volto del Dio di Gesù, che ama non la forza ma la debolezza».

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