Nel giorno in cui a Roma Paolo VI viene proclamato santo da papa Francesco, padre Silvano Zoccarato, fondatore della missione del Pime in Algeria, propone una sua originale riflessione sul rapporto che papa Montini ha vissuto con la Piccola sorella Madeleine, la fondatrice della congregazione delle Piccole Sorelle di Gesù, discepole del beato Charles de Foucauld e fondatrice della fraternità di Touggourt in Algeria.

Per tanti anni ho frequentato le Piccole Sorelle di Gesù ogni giorno per la celebrazione dell’Eucaristia e ho pensato che sia stato quel rapporto a far crescere in papa Montini la sua passione per la povertà, che tanto lo rende vicino a papa Francesco.

Così loro stesse si definiscono: «Le Piccole Sorelle di Gesù hanno nella Chiesa la missione specifica di testimoniare, attraverso tutta la loro vita, il profondo senso di Bethléem: “Per salvare il mondo, Gesù ha rifiutato tutti i modi del potere e non ha avuto altro che la forza del suo amore”. E il senso di Nazareth: “Inviato dal Padre per portare la Buona Novella al mondo, Gesù ha voluto annunciarla da una condizione di povertà. Gesù ha fatto di una vita ordinaria il luogo del suo incontro con il Padre, divenendo in tutto simile ai suoi fratelli. Al suo seguito, sono solidali nelle semplici relazioni di amicizia, condividono le stesse case, il lavoro, la precarietà e le aspirazioni”».

Il 9 ottobre 1939 la Piccola Sorella Madeleine di Gesù metteva piede a Touggourt. Sognava da anni di poter venire nel Sahara e di poter vivere la sua vocazione di contemplativa tra i nomadi e beduini. Alla lettura della vita di Charles de Foucauld, ella vi trovava: «Il vangelo vissuto… la povertà totale, l’amore dell’annientamento, l’amore totale». Così ci descrive quel momento: «Siamo partite col cuore pieno di gioia, proprio perché eravamo leggere, così leggere come chi cammina sulla strada col bastone in mano, e in spalla un piccolo sacco…. Dei poveri arabi del Sahara, abbiamo adottato il cibo, il mobilio… o meglio l’assenza di mobilio, le povere case in terra, l’abito… la povertà. Cercare di somigliare a loro… ma soprattutto di rispettarli. Ho passato con loro un periodo straordinario… ho vissuto un amore di amicizia anche nella diversità di razza, cultura e condizione sociale. Erano i più poveri, ai bordi delle oasi per essere assistiti. Con me sono stati di d’una bontà e delicatezza commoventi. Vegliavano su di me. Qualcuno diceva che ero pazza a vivere completamente sola con loro. In cinque anni di presenza, non sono mai stata delusa».

Dopo quella esperienza, nel dicembre 1944, Piccola sorella Madeleine si reca dal papa Pio XII per presentargli il suo desiderio più grande: «Poter restare “piccole sorelle di niente…” che possano vivere, abitare, viaggiare come i più piccoli… come Gesù che non perdette nulla della sua dignità divina, facendosi un povero artigiano. Avere il diritto d’essere povere… d’offrire la vita ad immolazione per i fratelli dell’Islam. Vivere intimamente mescolate alla massa umana, come il lievito nella pasta. Umane e cristiane, senza nessuna distinzione, con una formazione di vita interiore molto profonda».

Fu proprio l’allora sostituto della Segreteria di Stato di Pio XII. mons. Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI – ad aprire loro la strada ma il cammino verso l’approvazione del loro progetto di vita nella contemplazione e nella povertà non è stato facile e breve. Quando fu eletto papa il 21 giugno 1963 Maddalena notò nel suo diario: «In un secondo questa notizia fa svanire l’incubo nel quale ho vissuto… Con il cardinale Montini ritrovo Pio XII e ogni timore svanisce». Poi gli scrisse subito: «In questo giorno così grave per voi, mi permetto di dirvi la gioia di una Piccola sorella che avete accolto con tanta bontà quasi vent’anni fa e alla quale avete aperto tutte le porte a Roma… gioia, perché voi ci conoscete e ci avete dato così spesso prova di una così grande bontà!».

Durante il Concilio, le Piccole sorelle furono coinvolte indirettamente nell’evento perché molti vescovi e patriarchi ortodossi si recavano da loro per informazioni, consigli. Questa sensibilità e apertura verso l’Islam era stata preparata anche dall’opera di Massignon, grande orientalista e amico di Charles de Foucauld. Egli – morto poco prima del Concilio – credeva alla possibilità del dialogo con l’Islam fondato sulla comune discendenza abramitica. E poi per l’intenso lavoro dei Padri Bianchi, operanti nei paesi Islamici, si giunse al famoso testo contenuto nella dichiarazione Nostra Aetate: «La Chiesa guarda con stima anche i Musulmani che adorano l’unico Dio (…) Essi cercano anche di sottomettersi con tutto il cuore ai segreti nascosti di Dio, come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano però come profeta; onorano sua madre vergine Maria e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio quando Dio ricompenserà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno».

Papa Montini stesso aveva una grande sensibilità e apertura di vedute e aveva conosciuto e stimato Massignon e faceva parte del gruppo della Badalya di Roma, un gruppo di preghiera in comunione con l’islam.

Durante il Concilio aveva preso inoltre fiato un altro grande spirito, quello della povertà, e anche a questa dimensione papa Montini era molto vicino. Nell’enciclica Ecclesiam Suam mette la povertà al primo posto tra le qualità che rendono credibile la Chiesa. Così scriveva: «Accenniamo dapprima allo spirito di povertà. Pensiamo che esso sia così proclamato nel santo Vangelo, che sia così insito nel disegno della nostra destinazione al regno di Dio, che sia messo così in pericolo dalla valutazione dei beni nella mentalità moderna, che sia così necessario per farci comprendere tante nostre debolezze e rovine nel tempo passato e per farci altresì comprendere quale debba essere il nostro tenore di vita e quale il metodo migliore per annunciare alle anime la religione di Cristo, e che sia infine così difficile praticarlo a dovere, che osiamo farne menzione esplicita in questo Nostro messaggio, non già perché Noi abbiamo in mente di emanare speciali provvedimenti canonici a questo riguardo, quanto piuttosto per chiedere a voi, Venerabili Fratelli, il conforto del vostro consenso, del vostro consiglio e del vostro esempio. Noi attendiamo che voi, quale voce autorevole che interpreta gli impulsi migliori, onde palpita lo Spirito di Cristo nella santa Chiesa, diciate come debbano Pastori e fedeli alla povertà educare oggi il linguaggio e la condotta: Abbiate in voi lo stesso sentire che fu in Cristo Gesù, ci ammonisce l’Apostolo; e come insieme dobbiamo proporre alla vita ecclesiastica quei criteri direttivi che devono fondare la nostra fiducia più su l’aiuto di Dio e sui beni dello spirito, che non sui mezzi temporali; che devono a noi stessi ricordare, e al mondo insegnare, il primato di tali beni su quelli economici, e che di questi tanto dobbiamo limitare e subordinare il possesso e l’uso quanto è utile al conveniente esercizio della nostra missione apostolica». (Ecclesiam Suam, n 56)

Nel gennaio del 1964, durante il Concilio, Papa Montini compì un pellegrinaggio in Terra Santa e a Gerusalemme durante il cammino della Via Crucis il papa premuto dalla folla dovette rifugiarsi dentro la prima porta che gli si apriva. Era la porta della casa delle Piccole Sorelle che potevano accoglierlo e averlo un po’ tutto per loro. Lì il papa si trovava con persone che lo capivano e lo amavano.

Venerdì 28 settembre 1973, poi, papa Montini fece visita nella loro sede romana a Tre Fontane. Dopo una sosta di preghiera nella cappella, il Santo Padre rivolse la sua parola alle religiose nella sala delle adunanze. «Perché sono venuto?», si chiese il Santo Padre: «la risposta è molto facile: per conoscervi. Per conoscere voi, questo centro, la vostra ormai grande famiglia. Anche se vi conosco già da molti anni». Paolo VI raccontò che prima ancora di andare a Milano e poi a Milano ebbe occasione di apprezzare il fervore e l’autenticità dei piccoli gruppi delle Piccole sorelle. Poi le ritrovò a Roma. Saputo che erano riunite in così notevole numero si disse: «Andiamo subito».

Era una gioia per lui incontrare padre Voillaume, suor Madeleine, le piccole sorelle. Perché meritano di essere conosciute meglio, con quel vertice della povertà che forma il loro segreto, con quel bene di una fraternità che è più d’una cordialità, che lega tra tutti loro i seguaci di Charles de Foucauld, con quella gioia che sembra il respiro della loro comunione familiare. E poi il grande segreto delle piccole sorelle: l’amore silenzioso per Gesù, la conversazione continua con lui, il senso della sua presenza nella vita di ciascuna, la risposta totale al suo amore. «È il vostro carisma!». Ma c’era anche un secondo motivo di quella visita: «Sono venuto non solo per conoscervi, ma per riconoscervi. È la Chiesa che vi riconosce ed è lieta della vostra esistenza e presenza nel mondo. E voi siate quello che siete». Dopo aver ripetuto una loro espressione che le qualifica come una stella filante che prolunga la presenza e lo spirito di fratel Carlo di Gesù, il Papa ribadì che «anche se silenziose e in un certo senso invisibili, la Chiesa vi vede, vi vuol bene, vi ama e vi benedice. Sono venuto per incoraggiarvi. Voi siete coraggiose, ma anche voi come tutti siete fragili e forse tentate di debolezza e di infedeltà». Vengono, dice il Papa, nella vita di tutti momenti di dubbio e di ripensamento. Ho fatto bene? Ne valeva la pena? Non sarò stata vittima di un’illusione? In nome di quel Gesù che voi amate io vi dico: avete scelto bene! Come Maria, avete scelto la parte migliore. Siate fedeli e felici».

Il breve discorso fu punteggiato da scrosci di applausi di gioia e di consenso. Infine, insieme alle piccole sorelle, il Papa recitò il Padre nostro, l’Ave Maria, l’Angelo di Dio; e le benedisse. Seguì uno scambio di doni: il Papa offrì alle piccole sorelle un calice e una pisside d’argento cesellato per l’Eucaristia e a ciascuna un’immaginetta con un suo autografo. La Piccola Sorella Maddalena offrì al Papa un prezioso autografo di fratel Carlo di Gesù e un suo grande ritratto degli ultimi anni; inoltre un presepio manufatto dalle piccole sorelle.

Alla morte di Paolo VI, Madeleine scrisse: «Non è solo il Papa di tutta la Chiesa ma è anche colui che ci ha protette e difese nonostante tutti i venti contrari».

 

Padre Silvano Zoccarato

 

 

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