(15 marzo 1913 - 28 settembre 1974)

 A scoprire il corpo è un giovanissimo missionario di ventisei anni, Francesco Frontini. Per lui è un colpo terribile: a Hong Kong da pochi mesi, si è già affezionato a padre Valeriano. Come tutti quelli che lo conoscono, del resto. «La sera del 28 settembre del 1974 - racconta - il padre è rimasto solo in casa. Noi missionari più giovani siamo usciti in fretta, dopo cena. Io dovevo fare un giro di visite tra i parrocchiani e p. Adelio Lambertoni era stato invitato da un gruppo di cinesi alla tradizionale Festa della Luna. Nessuno poteva sospettare quello che sarebbe successo. A tavola, p. Valeriano ha scherzato con i confratelli e con Chan Che-keung, il sacrestano suo vecchio amico e ha chiacchierato tranquillamente con i tre orfani adottati dalla parrocchia. Poi il sacrestano se n'è andato e anche i ragazzi si sono ritirati nel loro alloggio, in un edificio poco distante. Padre Fraccaro è rimasto solo. Solo per modo di dire, perché quando è in casa c'è sempre gente che va e viene: cristiani, atei, persino maoisti. E' amico proprio di tutti.

Anche quella sera il missionario ha avuto visite, fin quasi le undici. Sono rientrato a mezzanotte e l'ho trovato in camera sua. Svestito, per terra, una pozza di sangue sotto la testa e la faccia coperta da un asciugamani. E' stato ucciso con la mannaia, quella piccola accetta da macellaio che si trova in tutte le cucine cinesi, usata per tagliare le cotolette di maiale».

Ma chi può averlo ucciso? Chi poteva voler male a padre Valeriano? La sua veste bianca, la cartellona sformata che si portava sempre dietro, il grande ombrello da contadino con cui si riparava dai caldi raggi del sole, sono popolari in tutti e trentasette i villaggi del distretto. I bambini lo riconoscono da lontano per quel suo incedere un po' goffo e gli corrono incontro gridando sulle stradine polverose, che lui stesso percorre sempre a piedi. Non ha la macchina e non vuole neppure imparare a guidarla: «Figurarsi, alla mia età!», dice sorridendo.

E già, eppure quando era giovane, più di trent'anni prima, ancora in territorio cinese, correva da un posto all'altro in bicicletta. Una "biciclettaccia" pesante come il piombo. Le stradette che percorreva erano piene di buche e sassi. Se pioveva erano impraticabili perché il fango bloccava le ruote e così doveva portarla in spalla. Ma lui era inarrestabile: non riusciva a fermarsi più di due giorni in uno stesso posto. Benché la bicicletta avesse continuamente bisogno di riparazioni o pezzi di ricambio, perseverava nel girare in lungo e in largo lo Shensi Meridionale, diocesi all'interno della Cina.

Nel novembre del 1939 scriveva a suo fratello, p. Vittorino: «Sono sempre lieto e la salute non mi manca, le gambe ancora forti per fare lunghi viaggi, la stanza senza disturbi e il sonno profondo senza sogni. C'è da lavorare da spolmonarsi...».

Era giunto a Hanzhong nel 1937, all'età di ventiquattro anni, senza nulla. Infatti i bagagli, spediti dall'Italia via mare, erano rimasti fermi in un magazzino allo scoppio della guerra. Glieli consegnarono soltanto nel 1945 quando "ormai non ne avevo più bisogno", raccontava p. Valeriano ricordando quei suoi primi anni di missione. Era un duro periodo: «La guerra continua e non si sa quando finirà. In questi giorni - scriveva alla fine del 1939 - gli aeroplani giapponesi hanno cominciato a bombardare Hanzhong: tante bombe, tanti disastri e morti. L'ultima volta trenta bombe e più sono cadute sui fabbricati del Vicariato. Bombe sul seminario, sulla casa delle suore canossiane, sulla casa delle catechiste, nel cortile della cattedrale, sulla cucina e sulle stanze della missione. Ma perché mai i giapponesi bombardano i nostri fabbricati mentre sventola sul campanile il tricolore italiano? Non lo so ancora. Da questo i cinesi dovrebbero capire che i giapponesi non sono nostri alleati, né tanto meno nostri amici». Tanto è vero che, al sopraggiungere delle truppe di occupazione giapponesi, venne rinchiuso in un campo di concentramento. Ma questo non gli servì a molto quando, nel 1949, i comunisti di Mao occuparono il territorio. Padre Fraccaro fu nuovamente arrestato, inizialmente condannato all'ergastolo e poi, per bontà del giudice, graziato e la pena detentiva commutata in domicilio coatto. Gennaio 1951: «Siamo sotto dei veri padroni, proclamata la libertà di religione, di stampa, di propaganda, però vogliono sapere tutte le nostre cose, pretendono che si avvisi la polizia su tutto, proibiscono ai cristiani di andare in chiesa e ai preti di compiere il ministero. Temiamo di essere cacciati via dalla Cina o concentrati, ma finora siamo al nostro posto. Preparo le consegne da fare in caso di cacciata. La chiesa di Hanzhong, come ovunque, è impoverita per tasse enormi, si cerca di renderci mendicanti, di costringerci a chiedere aiuto al governo, e cioè di renderci suoi servi e farci divenire operai come gli altri. Dove ho la mia residenza, l'anno scorso ho aperto un dispensario con due suore cinesi che curavano le malattie degli occhi, ma dopo un mese e mezzo ho dovuto abbandonare tutto perché tassato oltre le entrate. Si stringe sempre più la cinghia alla Chiesa in tutta la Cina, le si vuol togliere le opere, farle tirar fuori soldi creduti nascosti e un po' alla volta abbatterla».

Così, dopo molte dolorose vicende, anche lui nel 1951 fu espulso dalla Cina per sempre, come nemico del popolo. Lasciata la Cina continentale, riuscì a rimanere a Hong Kong, con la speranza di poter tornare, un giorno, "dentro la Cina vera". E ad Hong Kong, invece, mette radici.

La città si gonfia, ogni anno, di oltre sessantamila neonati e di quasi centomila profughi, che fuggono dalla Cina comunista con ogni mezzo, per terra o per mare, braccati dalle mitragliatrici "rosse". Donne, vecchi, bambini si ammassano nei casermoni di periferia, si "raggrumano" nelle barche o nelle baracche dei distretti più periferici: a Kowloon, a Lantao, a Castle Peak, a Cairn. Padre Valeriano gira un po' tutti i distretti fino a che, nel 1967, viene destinato a Cairn. Infaticabile, ricomincia ad andare nei numerosi villaggi e nelle isole, in corriera, in barca, a piedi. «Quando conobbi padre Fraccaro - racconta un'anziana donna cinese - abitavo ancora nel lontano villaggio di Sa Chui. Mi ricorderò sempre la prima volta che venne al villaggio. La mia casa era di fronte al piccolo molo dove attraccava la giunga che ogni due giorni veniva da Cairn, così potevo vedere le persone che arrivavano. Quel giorno notai un uomo un po' basso e grassottello che, appena sceso dalla barca, aprì l'ombrello per ripararsi dal sole e si avviò, a passo sicuro, quasi saltellando, verso il villaggio. In un attimo me lo trovai davanti alla porta della mia casa: "Nonna, mi disse, sono il nuovo padre!". Mi piacque il suo modo di chiamarmi nonna (da allora mi chiamò sempre così) e il suo sorriso mi diede confidenza. Gli offrii il tè e due uova fresche, che bevve subito, senza complimenti».

E' da poco a Cairn quando scoppia un violentissimo tifone che devasta ogni cosa. Padre Valeriano, allora, organizza i soccorsi, cerca un ricovero d'emergenza per la gente che guarda affranta la propria baracca inghiottita dal fango, salva quelli che abitano sulle barche. I cinesi cominciano a conoscere la sua generosità senza limiti. «Conobbi padre Valeriano nel 1965, appena arrivò a Cairn - racconta una giovane maestra, per vari anni aiutante catechista di p. Fraccaro - perché allora frequentavo la scuola superiore della missione. Sorrideva sempre. Era buffo con quel paio di occhiali fuori moda che gli scivolavano spesso sul naso. L'unica cosa che immediatamente attraeva era il suo bel sorriso. All'inizio poteva apparire di una "bambinesca semplicità", ignara dei problemi; ma vivendo accanto a lui mi sono accorta della sua profonda conoscenza della realtà e della sua capacità di discutere e di approfondire le cose. Un fatto indubitabile è che era accolto da tutti: vecchi, bambini, giovani; con ognuna di queste categorie di persone sapeva adattarsi e vivere all'unisono. Le sue cure particolari andavano però ai vecchi, perché sapeva che erano i meno considerati, i più soli e i più bisognosi: quante ore spendeva nel visitare gli anziani e nel parlare con loro, dando loro la gioia di fare una lunga chiacchierata!».

Ama talmente le persone anziane, che ha persino organizzato il "Festival della riconoscenza per i vecchi". In coincidenza con le feste del Capodanno cinese - quando tutti corrono in città a divertirsi, lasciano in casa, soli, i "nonni" - padre Valeriano inventa una gran festa riservata agli anziani. Fa tutto lui: serve in tavola, canta, racconta storie allegre e mesce del buon vino, un vero lusso per i pescatori di Cairn (c'è sempre qualche vecchietto che se ne torna a casa mezzo brillo!). «Che male c'è? Se fosse male - sostiene p. Valeriano - nostro Signore non avrebbe cambiato l'acqua in vino, alle nozze di Cana».

Ai bambini, insieme alle immaginette ingiallite, regala, tirandole fuori dalla borsa impolverata, numerose fette di quel dolce che impasta e cucina lui stesso: lo conoscono, infatti, come "il prete fornaio". Si è fatto mandare dai suoi parenti, piccoli industriali dolciari di Castelfranco Veneto, un vecchio forno; l'ha sistemato in una baracca e si è messo a fare il pane e i dolci. «Ne hanno bisogno», afferma, pensando ai bambini magri e malnutriti dei villaggi, i cui pasti consistono solo d'un pugno di riso insaporito, a volte, con pezzetti di pesce. Il suo panettone alle erbe aromatiche è ben noto nel circondario. E non lo mangiano solo i tremila cristiani di Cairn; padre Fraccaro ne ha per tutti: cristiani, buddisti, maoisti o protestanti. Lavora di notte perché al mattino ci sia tanto pane fresco da portare in giro. Ai fratelli in Italia ha scritto di mandare solo un po' zucchero, per poter confezionare anche i dolci.

In tutte le case è amato il suo "faccione sorridente, grondante sudore, che egli si asciuga con un gran fazzoletto da contadino" e che gli è valso un altro soprannome: "papa Giovanni". Per lui evangelizzazione significa rapporto personale con la gente, mantenere i contatti con tutte le famiglie dei villaggi. E' capace di prendere la barca e partire alle sette del mattino e tornare la sera alle dieci, undici: fa il giro dei piccoli gruppi dispersi, entra nelle baracche a visitare i malati, a scherzare con le vecchiette che non si possono muovere, va a trovare i pescatori sul luogo del loro lavoro e poi celebra messa dove capita, spesso nelle barche dove i pescatori vivono e dormono. Questo, dice, per creare una comunità di fede e di vita. «Quando dico messa là dentro - scrive a casa - devo stare in ginocchio, perché il soffitto è troppo basso o perché il tavolino è alto mezzo metro». Ma lui ci si diverte: con i cinesi si trova bene, li capisce alla perfezione. «Sono come me, gente di campagna: scarpe grosse e cervello fino». Infatti, «Era molto buono con noi - ricorda un pescatore - non si arrabbiava mai con nessuno, nonostante noi pescatori fossimo analfabeti; era sempre sorridente e se qualche volta parlando usavamo parole sbagliate, le usava anche lui e noi ci sentivamo a nostro agio».

Un piccolo "papa Giovanni", dunque, con quel sorriso che nasce dalla semplicità evangelica, da un cuore dilatato, da una fede più forte delle amarezze quotidiane, che gli fa dire: «E' bello il mondo, secondo me, - scrive alla cognata - anche quando ci sono difficoltà e noie che allenano alla vita e all'esperienza... Vedo della gente che sta forte nella fede e non bada né a chi contraddice, né a chi deride: sembra che vedano quel che credono...». E lui è il primo a coltivare questo intenso rapporto con Dio, nonostante i mille impegni e preoccupazioni: «Pur essendo occupati in tante faccende materiali, cerchiamo di trovare un po' di tempo per raccoglierci tra noi e Dio e pensare alla nostra anima». Riesce perciò a ritagliarsi dei momenti che trascorre in chiesa immergendosi nella preghiera, quella preghiera che gli infonde tanta serenità.

«La cosa che mi fece più impressione - afferma una ragazza cattolica di Cairn - era la sua dedizione nell'aiutare i bisognosi: chiunque ricorreva a lui, certamente riceveva un aiuto. Andava egli stesso a cercare i più poveri, gli piaceva aiutare le persone che nessuno aiutava». Proprio per questo appoggia l'iniziativa del suo giovane confratello Lambertoni di creare il "Villaggio Papa Giovanni", per poter offrire una casa solida, sulla terra ferma, ai disgraziati costretti a vivere sulle barche. L'idea è semplice: stipendiare i disoccupati della zona per costruire case in muratura, una scuola, persino un piccolo ospedale; poi affitta queste case popolari, per una cifra irrisoria (ma quanto basta per costruirne di nuove), alle famiglie bisognose dei boat-people.

Con gli anni settanta, infatti, la povertà raggiunge l'apice e la baia diventa, sempre più, rifugio malsano di profughi e derelitti. «E' più difficile ora fare il missionario e il cristiano fedele - scrive alla cognata nel 1972 - ma è anche più consolante e attraente, penso io». La recessione mondiale colpisce anche questa metropoli dal capitalismo selvaggio: le fabbrichette di sandali in plastica, di giocattoli e di aggeggi elettronici, che vivevano di esportazione, chiudono una dopo l'altra. E intanto la città scoppia; l'afflusso dei profughi è continuo e viene ad aggravare la piaga della disoccupazione. Con la miseria, la delinquenza dilaga a macchia d'olio. Si formano bande di minorenni che saccheggiano, distruggono, aggrediscono, per bisogno o per teppismo. La violenza, prima confinata all'area cittadina, ora si espande nei distretti periferici. Anche a Cairn. Questo villaggio di pescatori è sotto l'incubo costante delle bande che ricattano, rapinano, compiono vendette e delitti. Padre Fraccaro soffre di questa situazione, quando ne parla perde il suo sorriso, ma non smette di investire le sue energie e il suo ottimismo per aiutare la "sua gente".

E ancora una volta, povero, più povero dei suoi poveri, si rimbocca le maniche, non negando niente a chi chiede. Tutti lo stimano. Chi avrebbe potuto volergli del male? Ma una sera come tante altre, il 28 settembre del 1974, viene ammazzato nella sua abitazione da qualcuno, penetrato in casa dalla porta della cucina, tenuta sempre aperta per chiunque volesse entrare e trovarvi una buona parola o una pagnottella calda. Un misterioso assassino, dunque. Forse un sicario mandato da chi spera grossi guadagni dalla vendita delle lussuose abitazioni progettate proprio su quella splendida spiaggia, dove il missionario ha costruito case per i poveri.

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