P. Leopoldo Pastori 1 

26 maggio 1996: muore a Piacenza, stroncato dall’epatite a 57 anni, padre Leopoldo Pastori, della diocesi di Lodi, missionario del PIME in Guinea-Bissau.

Vogliamo ricordarlo in questa sezione Missione e santità perché, pur non essendo stata finora avviata per lui la Causa di beatificazione, la sua fama di santità è diffusa non solo tra i confratelli che l’hanno conosciuto, ma, ancor più, tra i tantissimi fedeli che hanno avuto contatti con lui sia in Italia (particolarmente in Lombardia: Lodi, Sotto il Monte, Monza, Milano…), sia in Guinea-Bissau.

 

Padre Leopoldo Pastori 2

In questo paese lusofono dell’Africa occidentale padre Leopoldo ha svolto attività missionaria in due periodi, dal 1974 al 1978 e dal 1990 al 1996: in tutto, meno di nove anni. Un tempo non lungo ma intenso, in cui il missionario lodigiano innamorato di Cristo, apostolo dell’affidamento a Maria, ha profuso le sue energie in una vita totalmente donata a servizio di Dio e dei fratelli. Attraeva particolarmente i giovani con la sua fede, ma anche con le sue doti umane e abilità musicali: suonava l’armonium, la chitarra, la tromba, la korà (strumento africano a corde); componeva e insegnava canti nelle lingue locali.

A partire dal 1975, il virus dell’epatite (il famoso antigene australe) sarà il suo “compagno” inseparabile. Terapie, diete… con alterne vicende. Una croce che egli abbraccerà con fede e pazienza, con fortezza ammirevole fino alla morte. Scrive: “Soffro volentieri, perché il dolore mi converte a Dio e mi fa capire di più l’umanità che soffre”.

Qualche confratello ha detto di lui: “Però… ogni tanto faceva di testa sua”. Beh, anche i santi hanno i loro difetti!

Aderisce con entusiasmo alla proposta di padre Mario Faccioli (1922-2015), uno dei “veterani” della Guinea-Bissau, di collaborare con lui, che aveva fondato la “Casa di spiritualità” di N’Dame, a circa tre chilometri da Bissau. Dedica alla preghiera dalle quattro alle cinque ore al giorno. Predica ritiri, confessa, guida spiritualmente preti, suore e laici (tra cui molti giovani catecumeni e neofiti), che si recano in pellegrinaggio alla chiesa-santuario “Regina degli Apostoli” di N’Dame. Si prodiga per i poveri, i bambini, gli ammalati dei villaggi della zona.

Il 13 maggio 1996 si aggrava ed è costretto a dire addio alla missione con un volo Bissau-Lisbona-Milano. È ricoverato di urgenza prima al “Negrar” di Verona, poi - grazie all’interessamento della dott.ssa Giuliana Rapacioli, sorella del nostro padre Francesco - all’ospedale di Piacenza.

Qualche giorno prima della morte chiama al suo capezzale l’amico e guida spirituale padre Andrea Gasparino (1923-2010), fondatore del “Movimento contemplativo missionario Beato Carlo De Foucauld” di Cuneo, che accorre immediatamente per l’ultima confessione.

In una sua lettera del 15 settembre 2005 a padre Gheddo, il monaco di Cuneo dichiarerà: “Con p. Leopoldo ho avuto un legame profondo. […] Credo che l’idea di iniziare la sua causa di canonizzazione sia stupenda! Abbiamo bisogno di missionari santi!”[1].

P. Giovanni Musi, PIME

 

 

Testamento di padre Leopoldo Pastori

2 novembre 1990

Prima di partire per la Guinea-Bissau, dono della bontà infinita del Signore, penso a tutta la mia vita e prego:

  • Grazie infinite, mio Dio, dei tuoi doni quotidiani, profondi, sempre pieni di tenerezza paterna.
  • Perdonami di non aver visto né accolto, per il mio egoismo, i tuoi consigli di vita evangelica e di aver approfittato della tua misericordia.
  • Chiedo perdono al mio Istituto che mi ha aiutato a vivere concretamente la mia vocazione missionaria; chiedo perdono ad ogni padre, fratello e seminarista, della mia incapacità ad amarlo, a stimarlo, a servirlo come Dio voleva che facessi.
  • Chiedo perdono ai miei cari familiari e amici, se non ho dato tutto l’esempio di prete missionario, innamorato di annunciare Cristo.
  • Chiedo perdono sinceramente a quanti ho offeso in qualsiasi modo: che mi perdonino di cuore e preghino per me. Io, già tante volte ho desiderato e pregato per perdonare volentieri chi mi avesse fatto del male: cose che passano!
  • Accetto e consacro fin d’ora, l’ultima chiamata di Dio, il dono della morte che offro a Dio, in unione alla morte crocifissa di Gesù e insieme a Maria ai piedi della croce. Vorrei che fosse una morte cosciente e vissuta fino alla fine, per amore di Gesù.
  • Benedico il Signore per qualsiasi sofferenza che avrò, perché sarà preziosa occasione di mostrargli con i fatti che lo amo.
  • Offro fin d’ora la mia vita con gioia, per le mani di Maria, al Padre, perché accolga la mia preghiera con Gesù Eucarestia: che N’Dame divenga santuario eucaristico-mariano, e che tutte le tabanche (villaggi, ndr) vicine si convertano al Vangelo.
  • Tutto quanto possiedo non è mio, ma della missione dove avrò vissuto fino al momento della mia morte.
  • Che i miei cari possano prendere qualche ricordo personale, se lo desiderano.
  • Maria, Regina degli Apostoli, mia madre, maestra e regina amata, mi affido a Te, fino all’ultimo istante della mia vita. Rendimi fedele a Gesù, e ti ringrazio per ogni volta che col tuo aiuto, ho trovato la gioia di amarlo e di farlo amare, di servirlo nei poveri, di annunciarlo a chi non lo conosceva.
  • Madre mia, fiducia mia. Amen

Gesù ti amo.

P. Leopoldo Pastori

(Trascrizione dal manoscritto originale conservato nell’Archivio Generale del PIME di Roma)

 


[1] Piero Gheddo, Leopoldo Pastori – Il missionario monaco della Guinea-Bissau (1939-1996), EMI 2006, pp. 131-132.

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