Dall'Amazonas alle barriere coralline. "Chroniche" semiserie di una vocazione missionaria

di Giuseppe Filandia

   Booksprint Edizioni, Romagnano al Monte (SA) 2018 - pagine 376 - € 20,90

È stato detto che quando si deve trattare il problema della miseria nel mondo, non vale tanto spiegare che cos´è la povertà, e forse intenerirsi versandoci sopra qualche lacrimuccia. É molto meglio mischiarsi con i poveri, soffrire con loro per capirne i problemi e trovarne le soluzione, a cominciare da noi. Questo libro ha come tema la Vocazione Missionaria. Anche qui, la preoccupazione non è stata quella di spiegare che cos´è la Vocazione Missionaria, la ermeneutica di questa realtà ecclesiale…, ma, nella realtà di una vita vissuta in Missione dall´Autore, si cerca di presentare che cos´è e come si vive la Vocazione Missionaria nella vita di ogni giorno, con poche parole e molti fatti. Dal racconto dell´Autore appare evidente che la Vocazione, la “Chiamata” all´avventura missionaria, comincia, anche se di maniera incosciente, dai primissimi anni del prescelto, che può essere chiunque, perché, dimostra l´Autore, non sono necessari super qualità umane per compiere la Missione. È sufficiente vivere, giorno dopo giorno, le bellezze, la spensieratezza ed anche le delusioni della fanciullezza e della gioventù, seguendo i desideri che la vita propone. L´Autore voleva diventare marinaio: innocente desiderio di un ragazzo, e la vita ha fatto di lui più che un marinaio, realizzando il suo sogno di viaggiare per quattro Continenti, vivendo tutte le esperienze che un “avventuriero” possa desiderare: è stato educatore, ha sperimentato i pericoli degli Oceani, è convissuto con gli animali della foresta, con i coccodrilli e i “giboia” dei fiumi e laghi dell´Amazonas, ha condiviso la semplicità dei “caboclos” e sopportando l´arroganza di un popolo, una volta cannibale nelle isole dell´Oceania… Per non perdere il buon umore, nonostante le mille difficoltà della vita missionaria, l´Autore si è lasciato guidare da due semplici frasi: “C´è più felicità nel dare che nel ricevere” e l´altra ancora più bella del Maestro Gesù: “Non abbiate paura, Io sono con voi fino alla fine dei tempi”.

 

Padre Giuseppe Filandia, chiamato da tutti “P. Pippo”, è un missionario del PIME, che dall´età di tredici anni ha studiato nei seminari missionari di Trentola-Ducenta e di Aversa, completando gli studi teologici a Milano. È sacerdote dal 21 luglio del 1968. Destinato a Parintins nell´Amazonas, Brasile, ha incontrato i primi brasiliani a Macapá, nello Stato dell´Amapá e successivamente in Manaus per lo studio del portoghese. Ha fatto la sua prima esperienza missionaria in Maués, quindi in Parintins fino al 1972 quando è arrivato a Nhamundá, che sarà la sua missione per più di venti anni. In un primo periodo vi è rimasto fino al 1982, interessandosi specialmente dei ragazzi e adolescenti “os Craques de Jesus” (i Campioni di Gesù), con continue visite alle Comunità della foresta. Dopo un altro periodo in Italia, responsabile dei Seminaristi, dal 1985 al 1997 P. Pippo si trova missionario in Papua Nuova Guinea, nel continente dell´Oceania. Nell´Arcipelago delle Trobriand, quasi in assoluto isolamento, ha vissuto la stessa vita degli indigeni nell´isola Kiriwina, raggiungendo anche la lontana isola di Woodlark, dove il PIME aveva aperto la sua prima Missione nel 1852, e dove è stato martirizzato il Beato Giovanni Mazzucconi. Nell´isola Kiriwina, di origine corallina non c´è acqua, né luce elettrica, né telefono e gli alimenti sono tutti importati, in conserva, dall´Australia. Nonostante l´isolamento, le privazioni e la difficoltà per la cultura polinesiana, completamente differente da quella occidentale, P. Pippo ha resistito per dodici anni, quando è ritornato in Italia come rettore della Comunità Missionaria in Mascalucia (Catania), ai piedi del vulcano Etna, per poi ritornare nella sua Nhamundá ancora per otto anni. All´età di settant’anni lascia ai più giovani il Ministero nella foresta.

 

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