Brasile - P. Raju Vandanam Koppula (1972-2021)

Nella notte di oggi, venerdì 19 febbraio, alle 00.15 (ora di San Paolo - BR), è morto presso l’ospedale Santa Cruz di San Paolo, il nostro caro confratello p. Raju Vandanam Koppula. Da più di due settimane era ricoverato presso il reparto di terapia intensiva, a causa dell’infezione da Covid-19: le sue condizioni sono andate peggiorando progressivamente fino ad apparire gravissime negli ultimi giorni. Aveva 48 anni.

Padre Raju, nasce a Jalapavarigudem (Stato di Andhra Pradesh – IN, diocesi di Eluru) il giorno 1 luglio 1972 da Sanjeeva Rao e da Marathamma; in famiglia ci sono anche altri 3 fratelli e una sorella, tutti maggiori di lui. Nel 1993, ispirato dalla testimonianza di vita di p. Vivenzi, entra nel PIME a Eluru, consegue gli studi di intermediate al KVR Chambers Jr College, PKL e prosegue poi gli studi filosofici a Pune e quelli teologici a Monza, dove emette la Promessa Definitiva il 28 maggio 2005. Il giorno 8 dicembre 2005 nel suo paese natale viene ordinato presbitero da Mons. John Mulagada, vescovo di Eluru. Assegnato alla Circoscrizione Brasile Sud - Paese dove aveva già vissuto 5 mesi, come diacono -, lavora a Brusque, Florianopolis, e parroco della Paróquia Nossa Senhora dos Anjos nella diocesi di Santo Amaro. Da febbraio 2016, rientra in India e per tre anni svolge il servizio di rettore del PIME Queen of Apostles' College a Eluru; rientrato in Brasile, torna ad essere parroco a Nossa Senhora dos Anjos.

Sul numero di giugno-luglio 2009 di “Missionari del Pime” scriveva così: “Sono già passati tre anni dal mio arrivo qui ed il tempo è volato. Dicono che quando il tempo vola è buon segno, vuol dire che sei impegnato e concentrato in quel che fai e ti rimane poco tempo libero per fare altro. E in effetti è così, qui in Missione di lavoro ce n’è in abbondanza e il tempo libero è davvero merce rara. Dicevo che sono "già" passati tre anni, ma da un altro punto di vista mi sento ancora di affermare che sono passati "solo" tre anni dal mio approdo in Missione e quindi molto di quello che scrivo sono poco più che "prime impressioni". La nostra Parrocchia comprende, oltre alla Chiesa Parrocchiale, anche altre sei Cappelle, che corrispondono grosso modo ad altrettanti centri abitati o "frazioni". Il territorio parrocchiale corrisponde a una lingua di terra lunga più di 20 km. Il nostro lavoro "pastorale" non è dei più semplici. Non si tratta in senso stretto di "primo annuncio ai non cristiani", ma neppure di semplice "cura pastorale". Certamente c’è un grande lavoro di "evangelizzazione" ancora da fare nei confronti di una "religiosità" molto popolare e generalmente piuttosto superficiale: si percepisce un intenso sentimento e bisogno "religioso" da parte della gente, ma in pratica l’impegno e la partecipazione rimangono piuttosto ai margini della vita. Ciò che più mi manca è un po’ più di tempo libero per me stesso, per scrivere più spesso a conoscenti e amici, leggere un libro, studiare qualcosa... Ma questo fa parte del "gioco". Ci pensavo di recente e sono giunto alla conclusione che forse rientra tutto nel significato di "questo è il mio corpo offerto per voi"”.

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